lucrezioAttila mi dice che non è soddisfatto della copertina del libro. Soprattutto perché il suo muso compare in quarta, mentre suo fratello Rossini nel precedente Gatto-capra è in prima e, per di più, molto più giovane, praticamente cucciolo con gli occhi ancora azzurri. Io gli faccio notare che la zampa in “prima” appoggiata sulla tastiera del pianoforte, il Mio pianoforte, gli conferisce un aura “colta” e misteriosa, che Rossini neanche si sogna. Lui mi risponde che l’infingardo congiunto si vanta della sua riconoscibilità al primo impatto, mentre la zampa è anonima, potrebbe essere quella di qualunque gatto. Inoltre, la foto in quarta lo mostra leggermente sovrappeso, ulteriore elemento di scherno da parte del fulvo-peloso. Da parte mia sottolineo che la nota interna gli attribuisce proprietà di zampa e muso e che, effettivamente, se mangiasse meno e si muovesse un poco di più, la sua linea migliorerebbe. La foto ha ritratto la realtà. Sì, ribatte lui, ma la tecnologia informatica mette a disposizione strumenti che piegano la realtà ai nostri “desiderata”. A momenti cado dalla sedia a sentire citare il latino da Attila, che mai l’ha studiato, a meno che non sia stato lui a mettere fuori posto l’antologia dei poeti latini che mi regalo vent’anni fa il professor Claudio Annaratone, quando lo assistevo nella sua trasmissione radiofonica di critica d’arte. Ho trovato “orecchie sulle pagine di Capro, Capitone, Cornuto, Gallo, Macrobio, Tuberone, Urso, vai a capire perché.
A parte che i tuoi “desiderata” non è detto che coincidano con i miei, gli oppongo, non mi impressioni certo con le citazioni colte e Photoshop non ce l’ho e anche se l’avessi avuto non l’avrei usato, perché un muso pacioso come il tuo in copertina piace più di uno smunto.
Ecco, sono diventato strumento di marketing, soffia lui, servo solo a vendere più copie.
Infatti: è chiaro che Belen Rodriguez avrebbe reso molto di più, ma mi ha detto che non poteva questa volta, per ragioni contrattuali, ma per il prossimo libro è a mia completa disposizione. Inoltre, sarebbe ora che tu e tuo fratello cominciaste a guadagnarvi da vivere, invece di scroccare vitto e alloggio da oltre otto anni, danneggiando casa, mobili, abiti, arredi e seminando peli ovunque, anche in quello che mangiamo.
O tempora, o mores, cita lui: se sei glabro è un problema della tua specie, che ti costringe a coprirti per proteggerti dal freddo e dalla vergogna di mostrare il tuo corpo com’è. Ti ricordo che sei l’unica specie vivente che si comporta così. Una ragione ci sarà: Quid enim contendat hirundo cygnis, aut quidnam tremulis facere artubus haedi consimile in cursu possint et fortis equi vis?
E sui versi dal De Rerum Natura mi volta le terga a coda dritta e si allontana verso il divano lasciandomi basito. Rossini ridacchia e strizza un occhio. Per rimanere in contesto animalista metto su i Commitments: Mustang Sallyyyyy….

Annunci