Archive for marzo, 2010


copaDopo lungo e penoso peregrinare da un editore all’altro, collezionando apprezzamenti (pochi quelli sinceri, molti quelli formali o fasulli), qualche silenzio (autenticissimi) e perentori rifiuti (come un po’ tutti o quasi), ho deciso di autopubblicarmi il nuovo libro. A differenza del primo, questo non è nato sul blog, non ha a che fare col blog, ma sul blog inevitabilmente finisce. I meno distratti avranno notato la figurina nera in alto a sinistra che ha soppiantato da qualche giorno la precedente verdolina. Ecco, quella è la copertina di Silenziosa(mente), sottotitolo In A Silent Way, che agli appassionati di jazz dovrebbe già dire qualcosa. In effetti c’entra Joe Zawinul, c’entra la musica, c’entra il silenzio, quello della mente. Infatti la storia è quella di un giornalista musicale, con un gran fracasso nella testa, che parte alla ricerca del tastierista austriaco, scomparso a Leverküsen poco dopo il suo ottantesimo compleanno e che ricomparirà in Francia al termine della narrazione. Il fatto è che nella realtà Joe Zawinul, purtroppo, non ha fatto in tempo a compiere il suo ottantesimo compleanno, che sarebbe caduto il 7 luglio del 2012, perché l’11 settembre del 2007 se n’è andato davvero e definitivamente. Ma la storia era già scritta, l’avevo terminata a ferragosto di quell’anno. Che fare? Ci ho pensato a lungo, ma alla fine ho deciso di pubblicarla. È il mio tributo postumo ad un grande della musica di questi ultimi cinquant’anni.
Omaggio a parte, io spero che chi leggerà questa storia si diverta: sia per i personaggi, sia per l’intreccio, sia per i numerosissimi riferimenti musicali che sono i più svariati e vanno dai Weather Report a Mozart, da Trilok Gurtu (uno dei protagonisti della vicenda) a Nina Hagen, da Frank Zappa a David Byrne, da Fabrizio Bosso ai Genesis ai Beatles e ai Rolling Stones, passando per Gipsy Kings, Sonny Rollins, John Coltrane e Tower of Power. Chi pratica la musica per lavoro o semplice passione potrà dilettarsi, in alcuni passaggi, ad indovinare nomi e circostanze nascoste tra le righe; gli altri godranno comunque di un’avventura “on the road”, vagamente tinta di giallo, rosa e blu, che ho cercato di rendere credibile, per quanto possibile, conferendole un certo ritmo, ma senza andare troppo di corsa, fermandomi qua e là a contemplare il paesaggio, soprattutto quello interiore del protagonista.
Non avendo un editore e un distributore, me la suono e me la canto autonomamente. Se riuscirò a convincere qualcuno ad acquistarlo – 252 pagine, costa 16€ + le spese di spedizione – il contatto è questo blog o il link collegato alla copertina del libro.
Non è detto che non organizzi qualche presentazione nelle prossime settimane, possibilmente con la partecipazione di qualche musicista, dato l’argomento. Intanto vi auguro, se vorrete, buona lettura e buon ascolto.

Mi ero già occupato di Ikea molto tempo fa, quando avevo segnalato la vita “spartana” del signor Ingvar Kamprad, che avevo soprannominato il Paperone di legno. Kamprad è l’inventore dell’Ikea. Ora, le librerie “customizzate” (le ho un po’ modificate) che occupano molte pareti di casa mia (contenenti libri e CD) arrivano dai magazzini Ikea e, a parte qualche scaffale leggermente imbarcato per via soprattutto dei dischi, non posso non dirmi soddisfatto del prodotto. Tuttavia, da qualche tempo deve essere successo qualcosa in azienda – voci insistenti dall’interno parlano di rapporto dipendenti-dirigenza piuttosto conflittuale per turni e condizioni di lavoro sempre più difficili – e a farne le spese è la clientela. Qualche mese fa al magazzino di Carugate sono stato trattato come un demente da una addetta alla quale avevo chiesto dove potessi trovare un modello di letto, che avevo comprato un anno prima, ricevendo risposta negativa, perché, secondo lei, quel modello non era mai esistito. Come dimostrare il contrario? Portandole il letto come prova? Scomodo. O portando a casa l‘addetta a vedere il letto? Avrebbe potuto fraintendere. Ho lasciato perdere. L’altra settimana, stanco di lavorare su un tavolo comprato usato oltre vent’anni fa, che beccheggia più di un canotto su un torrente di montagna, decido di tornare all’Ikea e comprarne uno nuovo. Lo trovo, ma di un colore che non mi garba. Chiedo se c’è nero e un’addetta – ho il sospetto che fosse la stessa del letto “fantasma”, ma non ne sono certo – mi dice che c’è color rovere e ambra, ma nero è finito. Allora le domando se può controllare l’eventualità che ci sia nell’altro magazzino di Corsico. Verifica al computer: non c’è, mi riferisce. Peccato. E me ne vo’. A casa verifico anch’io sul sito internet e scopro che, invece, a Corsico c’è. Addirittura cinque pezzi neri. Il giorno dopo vado a Corsico, riverifico l’effettiva presenza del tavolo nero e me ne faccio ordinare uno da un’addetta. Un’altra. Questa mi consegna un foglio e mi dice di andare in cassa con quello, pagare e ritirare il tavolo in magazzino. Dopo lungo tragitto arrivo in cassa: il foglio, mi fa notare un cassiere, non è un ordine di acquisto, ma una shopping list, cioè un appunto che mi sarei preso io per ricordarmi di comprare un tavolo all’Ikea. Forse ho proprio la faccia da demente. Forse ho scritto sulla fronte Alzheimer. Il cassiere non vuole sentire ragione: senza il codice a barre che compare sull’ordine di acquisto, leggibile dallo scanner, lui non può battere cassa e farmi pagare. Anche se sono un demente. Chiede persino conferma al telefono ad una collega, che non vedo e non sento, ma lui mi assicura che gli ha detto così. Non ho voglia di fare a ritroso tutto il percorso e poi di nuovo tornare alla cassa, sto per lasciargli tavolo, shopping list e qualche accidente, quando scorgo una signorina dentro un gabbiotto dotato di PC. Non so cosa stia a fare nel gabbiotto, ma le spiego la situazione e lei si offre di aiutarmi. Mi dice che l’operazione è delicata e potrebbe anche essere “pericolosa”, ma lei, sprezzante del rischio come solo una impavida impiegata dell’Ikea sa essere, dura come il legno d’abete dei boschi svedesi, si lancia nel periglio cibernetico come gli Eroi di Telemark (che è in Norvegia, ma sempre in Scandinavia) e, in pochi secondi, ecco sbucare trionfante da una fessura della stampante il glorioso ordine d’acquisto, decorato da un prezioso codice a barre. Mi sembra quasi di sentire la banda della marina militare americana che intona l’inno dei marines con bandiere che garriscono al vento sulla portaerei Enterprise. Dopo avere assicurato gratitudine imperitura all’impiegata, torno dal cassiere orgoglioso del mio ordine d’acquisto, glielo piazzo sotto il naso e lui, dopo attento esame, giusto per fermi penare qualche secondo in più, quasi a malincuore lo batte. Finalmente il tavolo è mio. Lo ritiro. È pesantuccio. Al parcheggio c’è un ragazzo straniero che si avvicina e mi aiuta a caricarlo in macchina. Non mi chiede niente, ma cavo di tasca tre euro e glieli metto in mano.
A casa, però, scrivo l’accaduto all’Ikea (non in questa forma un po’ romanzata, ma più sobriamente) e ricevo sentitissime scuse dall’ufficio relazioni esterne e l’apertura di una pratica a mio nome, la quale mi consentirà, la prima volta che passerò al magazzino di Corsico, di usufruire di due buoni pasto gratuiti.

Martedì 23 marzo, alle 17,30, presso la Sala Napoleonica di Palazzo Greppi, via S. Antonio 10/12 a Milano, introdurrò e dibatterò con Gherardo Colombo su Il senso delle Regole per una cultura della Giustizia. Riflessioni.


Siete tutti
invitati, l’ingresso è libero.

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