Gli incidenti di ieri sera in via Padova e via Leoncavallo, con auto rovesciate, vetrine spaccate, qualche principio d’incendio, fermi e arresti e, soprattutto, un ragazzo egiziano di 19 anni ucciso a coltellate, sono il segno di una gestione della città che fa acqua da tutte le parti. Gli stessi amministratori, al potere dal 1993, Lega in testa, col sindaco Formentini, poi con due mandati del sindaco-amministratore-di-condominio poi sindaco-sceriffo Gabriele Albertini, assieme a Forza Italia, AN e UDC e ora con la sindaca Moratti, dichiarano la resa di fronte ad una città tesa come accadeva solo negli anni ’70, quando delinquenza comune e terrorismo causavano almeno un delitto al giorno, con sparatorie in mezzo alla strada e bombe nelle banche e sui treni. Certo, non lo dicono esplicitamente, nessuno si dimetterà, ma la sostanza è quella. Persino l’ineffabile assessore alla “sicurezza”, che è tale solo quando manda i suoi sgherri a mulinare i manganelli sulla schiena di qualche venditore abusivo o a sgomberare qualche centro sociale frequentato da ragazzini, ma si dichiara impotente di fronte alla mafia che gestisce interi caseggiati di case popolari di proprietà pubblica, che si gonfia il petto dichiarando quanti reati in meno si perpetrano in città, come fosse merito suo, affermando contemporaneamente che non esiste il racket dell’assegnazione degli appartamenti comunali, riesce solo a dire che a Milano ci sono troppi immigrati ed è per questo che succedono certi fatti. Ora, il molto onorevole e deputato Riccardo De Corato, immigrato pure lui da Andria, provincia di Bari, deve essersi montato la testa, da quando ha fatto il vicesindaco di Albertini, che pensava di diventare come Rudolph Giuliani, capo della polizia di New York. Intanto non siamo a New York, dove la polizia cittadina non è la vigilanza urbana di Milano; poi, Albertini non è più sindaco e non è diventato sceriffo con la stella della legge sul petto; De Corato non è vice-sceriffo e il suo compito di assessore alla sicurezza dovrebbe essere quello di studiare e applicare politiche che garantiscano una certa tranquillità ai cittadini, che non significa reprimere i reati – a quello pensano altre forze dell’ordine – ma, casomai, prevenirli, adottando provvedimenti di tipo sociale e, certo, anche di sorveglianza. E Riccardo De Corato, era già assessore quando via Padova negli anni ’90 si stava riempiendo di immigrati e la Lega, che ora invoca rastrellamenti nelle case, era già al potere in città quando i negozi di via Padova, uno alla volta stavano cambiando proprietario e la strada stava diventando la più multietnica d’Italia. Ovviamente non si sono mossi per tentare di gestire la situazione, ma l’hanno lasciata incancrenire, se così si può dire, perché via Padova non è la cancrena di Milano, come tra poco vedremo, per poi usare qualsiasi incidente come strumento elettoralistico da utilizzare in occasione di votazioni. E funziona, perché ieri sera, in via Lulli, i manifestanti egiziani che volevano raggiungere il consolato di via Porpora, sono stati oggetto di lanci di masserizie varie dalle finestre delle case al grido di “tornatevene al vostro paese!” e si capisce, dato che avevano rovesciato alcune auto in via Leoncavallo e creavano disordini, ma chi li aveva spinti fino a lì si sfregava le mani.
Si parlava di cancrena: forse qualcuno si dimentica che abbiamo una sindaca accusata di avere causato una perdita di 9 milioni di euro dalle casse comunali per le consulenze d’oro; un ex sindaco accusato di perdite ancora maggiori cagionate dai contratti derivati; che c’è un assessore regionale in galera da metà dicembre per concussione internazionale (qualcuno si ricorda che Prosperini, sicuro candidato alle elezioni regionali con le sue 22000 preferenze, è a San Vittore e AN non sta facendo nulla per tirarlo fuori?); che un consigliere comunale del PDL è stato colto con le mani sulla mazzetta e chissà quante altre ne avrà incassate e forse non da solo (chissà se hanno messo il piccolo Milko Pennisi nella stessa cella del grosso Prosperini, così finisce di menarlo, come aveva fatto una decina d’anni fa a Palazzo Marino); che in consiglio comunale ci si sta spartendo la città con il nuovo PGT, il piano di governo del territorio, talmente importante che non lo si riesce ad approvare da mesi, visti gli interessi che gravitano attorno; che ci sono diversi cantieri fermi per inchieste della magistratura (per la costruzione di box sotterranei), che hanno devastato strade e piazze da anni (piazza Bernini, piazza 25 aprile, largo Rio de Janeiro, piazza Meda), cantieri che hanno danneggiato caseggiati, la Darsena che è diventata una foresta e un immondezzaio e l’ineffabile De Corato da Andria riesce a dire che il problema vero è che ci sono troppi immigrati a Milano? Bene, sono pronto ad affermare che ha ragione, di immigrati ce ne sono troppi, anzi, ce n’è UNO di troppo: lui. Espelliamolo.