Archive for febbraio, 2010


concerto_per_via_padova

Sono successe cose in queste settimane rispetto a quanto scritto in un paio di post:
Kafka a Milano si è risolto positivamente grazie alla stessa amministrazione comunale. Spiego meglio: da alcuni anni, dopo lunga attesa, anche il Comune di Milano si è dotato del Difensore Civico, una figura istituzionale alla quale il cittadino può rivolgersi se ritiene di avere subito un torto dalla Pubblica Amministrazione, la quale, si sa, spesso si muove come il classico elefante nella cristalleria. La figura istituzionale del Difensore Civico funziona talmente bene, che nell’ultima finanziaria si era previsto di cancellarlo. Motivo ufficiale: costa troppo. Motivo vero: il cittadino spesso ottiene ragione dal Difensore e costringe i Comuni a pagare danni o, come nel mio caso, a non incassare multe comminate indebitamente. Poi, per fortuna, un decreto ha modificato questa decisione e il Difensore è stato prorogato fino al 2011, poi si vedrà. Questo ha provocato un ritardo nella procedura, come mi hanno spiegato, perché l’Amministrazione Comunale si è presa del tempo prima di comunicare ufficialmente alla segreteria del Difensore l’ avvenuto ripristino dell’Ufficio. Ciononostante, l’altro giorno mi hanno comunicato la felice risoluzione del mio caso, dovuto, a quanto pare, ad un errore della Motorizzazione Civile alla quale non risultava la mia patente, che detengo dal 1981. Non ho potuto fare altro che ringraziare il Difensore e augurargli lungo e proficuo lavoro al servizio dei cittadini.
Il secondo aggiornamento, sicuramente di minore interesse, riguarda i miei Dadi nei denti (acci-denti). Ieri ne ho lasciato uno dal dentista, una brava persona che non lesina l’anestetico e, dopo tre quarti d’ora di attesa, per essere sicuro che la parte fosse davvero insensibile, mi ha infilato una pinza in bocca e in due secondi si è preso un molare.
Ora il mio apparato masticatorio consta di ben ventinove denti (29), perché altri due glieli avevo lasciati anni fa. Nulla in confronto a chi ne vanta ben 36, ma non si può avere tutto nella vita e bisogna sapersi accontentare.

yaaaaahhhhh3

archim11Su RadioUno il venerdì alle 12.30 c’è un bel programma, L’Italia Che Va. Diffonde, con la sua attitudine ottimistica, l’idea che nel nostro Paese ci siano delle realtà virtuose, funzionanti, redditizie, ma, soprattutto, in via di sviluppo e ricche di prospettive. Si parla di attività artigianali, industriali, di servizio, che offrono un’immagine dell’Italia molto diversa da quella che i telegiornali ci propinano quotidianamente. Insomma, l’Italia che pensa positivo, come da sigla, ed è un piacere ascoltarla. Ma stamattina mi sembrava di sognare: ad un certo punto la conduttrice, Stefania Giacomini, chiama in causa l’attività di un’impresa che si occupa di produzione e conservazione d’energia attraverso l’uso di specchi convessi, come duemilatrecento anni fa aveva già intuito Archimede da Siracusa. E cita il “Pitagorico”. Sì, avete letto bene: non lo scienziato originario, probabilmente, della Magna Grecia, estensore del famoso principio e che, forse, escogitò il marchingegno degli specchi ustori per spezzare l’assedio romano della città siciliana, bensì il papero col cappello pensatore, con l’assistente Edi a forma di lampadina, cui ricorrono Paperone, Paperino, Qui Quo e Qua, contro il quale si scagliò Spennacchiotto, invidioso del suo genio e che con quattro rottami trovati in discarica è in grado di costruire un razzo lunare. Proprio lui. Ho pensato: è proprio l‘Italia che va…a ramengo. E invece no, anch’io voglio essere ottimista e sperare che a Milano, come a Paperopoli, si possa un giorno godere della vista di un deposito di tre ettari cubici di denaro sulla montagnetta di San Siro. Per adesso abbiamo il nuovo grattacielo della Regione, che ha cancellato il Bosco di Gioia, ma a Paperopoli può accadere di tutto. Anche che arrivi Maga Magò e diventi sindaca.

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Che eleganza “señor” Aznar,

dopo le bugie i gestacci