bdf14La notte scorsa ci ha lasciato Bruno de Filippi. Aveva 80 anni.
La sua armonica cromatica la potete sentire in centinaia di dischi italiani, dagli anni 70 in poi, a cominciare da quelli di Mina, quando ancora la Tigre si esibiva in pubblico. È la stessa armonica che introduce Je so’ pazzo del primo Pino Daniele. La sua fortuna fu Tintarella di Luna, composta assieme a Franco Migliacci nel 1959 per i Campioni, il gruppo in cui militava come chitarrista, poi ripresa da Mina, che la trasformò in una hit stellare. Ma la carriera di Bruno de Filippi spaziò dalla musica leggera al jazz internazionale, con collaborazioni del calibro di Toquiño, Rossana Casale, Dalida, Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Angelo Branduardi, Caterina Valente, Gino Paoli, Johnny Dorelli, Ornella Vanoni, Articolo 31, Louis Armstrong, Bud Shank, Barney Kessel, Lee Konitz, Toots Thielemans, Gerry Mulligan, Astor Piazzolla, Les Paul, Tullio De Piscopo, Enrico Intra, Franco Cerri, Guido Manusardi, Dino Betti, Renato Sellani, Laura Fedele, e decine e decine d’altri.
La sua discografia personale inizia con Energetic Line del 1978, registrato con l’amico organista Gigi Marson. Segue Harmonica del 1986 e il bellissimo Portrait in Black and White del 1989. Successivamente altre belle prove, come Different Moods, In New York col Don Friedman trio,  col quale incise anche You and The Night and The Music, Lili Marlene, You My Love, il malinconico omaggio all’amatissima moglie Mimi, appena scomparsa,  I love Paris, dedicato alla Ville Lumière,  Senti che Lune, col fisarmonicista Gianni Coscia e, ancora con Friedman, Alone Together.
Dagli anni ’90 comincia a girare il mondo e a farsi conoscere ovunque come jazzista, dagli USA al Giappone, trovando sempre un pubblico caloroso che lo accoglie come una star.
Il mio primo ricordo personale risale alla fine degli anni 80, quando lo invitai in radio per parlare del suo disco appena uscito, Portrait In Black and White. Poi il rapporto si prolungò in occasione di una lunga serie di trasmissioni dal titolo Brava Mina, che condussi sfruttando le conoscenze e l’aneddotica di Bruno e le passioni di due fan come Piera Pasotto e Marco Castiglioni, che mi fornirono materiale prezioso e rarissimo.
Ogni tanto ci si trovava a qualche concerto. L’ultima volta credo di averlo incontrato al BlueNote l’anno scorso e sicuramente l’ho visto suonare sul palco del Dal Verme in occasione degli ottant’anni di Peppino Principe.
Basso di statura, sempre elegante, non so se fosse una coincidenza, ma da quando aveva perso la moglie mi capitava spesso di vederlo vestito di bianco.
Bruno de Filippi non era solo un piccolo grande musicista, ottimo armonicista e brillante chitarrista, ma anche una brava persona, un uomo buono, ironico, simpatico.
Ci mancherà.