antonio_di_pietro__aida_yespica_e_renato_schifani_5Mettetevi un po’ nei panni del carabiniere: Milano, tre di notte, vede arrivare un Range Rover dalla strada dei locali alla moda, delle discoteche di lusso, quelle dove gira gnocca e coca in quantità variabili, ma sempre abbondanti. Minimo è fermarlo, se non altro per passare qualche minuto a controllare i documenti ad una modella su di giri e poco vestita e rompere le balle al suo accompagnatore, di sicuro il solito arricchito snob col portafoglio gonfio e il naso imbiancato, cui papà ha regalato il giocattolo da centomila euro. Solo che a volte la realtà supera la fantasia e il militare nerovestito scopre che al volante del suv non c’è il rincoglionito che si aspettava, quello che domani mattina non ha un cazzo da fare e si può permettere di girovagare per Milano con un carrozzone di lamiera che parcheggia ovunque con l’arroganza attribuitagli  dai 400 cavalli del motore, ma la star venezuelana del Bagaglino, una giovane donna sui cui tornanti (curve è riduttivo) si sono strusciati politici del calibro (si fa per dire) di Gasparri, Mastella, Di Pietro, Schifani: nientemeno che Aida Yespica, ospite di pregio delle feste di palazzo Grazioli e Villa Certosa, ma con tariffe, giustamente, che la D’Addario se le sogna. E non solo. L’extra comunitaria è pure su di giri, tanto che all’esame alcolometrico risulta a 1,67, oltre tre volte il valore consentito dalla legge. Io non lo dico, ma lo penso: chissà se al carabiniere sarà passata nel cervello, solo per una frazione di secondo, la speranza che la Yespica avrebbe tentato di corromperlo? Per rifiutare sdegnosamente, è ovvio, fedele nei secoli e assolutamente irreprensibile l’Arma, non scherziamo. Però lei ci ha provato con la classica forma, anche se aggiornata ai tempi: “ma lei ha capito chi sono io?” Forse il “lei non sa chi sono io” le sembrava troppo d’antan o non fa parte del lessico venezuelano, dove sono abituati alle intemperanze del presidente Chavez.
In ogni caso il carabiniere non si è fatto impressionare e le ha appioppato un bel verbale, che prevede ammenda, il ritiro della patente e il sequestro del veicolo, fino al rischio di confisca. Allora lei l’ha messa sul patetico, dicendo che il suv l’aveva pagato sessantamila euro e sarebbe stato un delitto portarglielo via. Ma sotto la divisa  nera con striscia rossa e bandoliera bianca e fiamma d’argento, insomma lì nel petto, al centro, un po’ a sinistra, sotto i bottoni, batte un cuore di carabiniere, che sa essere severo e giusto, e così sequestra il mezzo, ma lo affida in custodia giudiziale alla stessa proprietaria, in modo che lei se lo possa portare a casa, naturalmente accompagnata da chi è ancora in grado di guidare. Scommettiamo che sul prossimo calendario dei carabinieri spunterà anche la bellezza venezuelana? Magari in divisa? Dopo la Arcuri, la Marcuzzi e la Canalis, la divisa la può vestire chiunque.

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