Avere avvocati così è un piacere. Tutti vorrebbero essere difesi da un legale che definisce il suo cliente puttaniere “utilizzatore finale” della prostituta. L’intervista rilasciata al Corriere è un capolavoro di assurdità applicato alla giurisprudenza. Rischiare di trascinare il proprio cliente in tribunale a dimostrare la sua potenza sessuale e l’inutilità di ricorrere a iniezioni (si presume papaverina o altro?) nei corpi cavernosi davanti ad una corte di giustizia e venti milioni di elettori col fiato sospeso sulle carenze del loro eroe, nemmeno l’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria l’avrebbe escogitato. Ghedini: grazie di esistere.

Il presidente del consiglio ha milioni di buone qualità, ma continua a dimostrarsi brillantissimo nella scelta dei suoi legali: Dotti, Previti, Pacifico, Mills, Biondi, Pecorella, Ghedini. Chi più, chi meno è riuscito a metterlo in difficoltà. Un avvocato d’ufficio come quello nominato all’ultimo momento in tribunale l’anno scorso al processo Mills  riuscì a fare un lavoro migliore, se non altro a non aggravare la situazione. Cavaliere, ci pensi. Tolga dall’ansia milioni di elettori maschi che ogni notte a letto guardano la propria partner e la pensano con disagio.