Sulle pagine di qualche giornale negli ultimi giorni sono apparsi titoli allarmati, che parlavano di sesso tra giovanissimi, adolescenti che si scambiano immagini sul telefonino, ragazzini che passano pomeriggi interi con gli occhi sullo schermo del PC e le mani sotto la scrivania, a visitare siti porno. Niente di male e di strano, mi dicevo, la mia generazione si arrangiava con qualche giornaletto recuperato di straforo dai ragazzi più grandi, le riviste erano già più rare, ma circolavano Le Ore, qualche Playboy, Playmen, qualcuno ricorderà La Coppia e altre più estemporanee. Poi c’era il catalogo PostalMarket a far da surrogato, sezione intimo femminile. La scoperta del sesso oggi è più tecnologica, magari anche più precoce, ma dov’è l’allarme? Dopo qualche riga si parla già di micro-prostituzione con dettagli alquanto impressionanti: cinque euro per una prestazione sessuale nel bagno della scuola oppure in cambio di un ipod; strip davanti alla webcam, scambi tra ragazzi di filmati di amiche che si sono prestate a posare davanti al cellulare, fino ad arrivare alla minaccia di divulgare immagini scabrose, miniricatti, cose così. Chiaro che la questione assume tutto un altro aspetto, che va al di là dell’ipotetico moralismo di ritorno, che una simile situazione potrebbe risvegliare. Non è una questione di sesso, ma di soldi. Il sesso si può comprare, le persone si possono comprare, tutto si può comprare, tutto e tutti hanno un prezzo: è questo il messaggio che si radica nella coscienza degli adolescenti e, una volta che ha fatto presa, sarà difficile estirparlo. Poi, certo, è anche una questione di sesso come valore, di violazione e offerta del corpo, uso che si fa di se stessi, valore che si conferisce alla propria persona. Gli esempi che vengono dal mondo adulto non sono certo edificanti e contribuiscono alla diffusione del modello e non è solo una questione di famiglie assenti e distratte, ma di adulti tutti, che diventano figure di riferimento per i più giovani, in procinto di crearsi una scala di valori su cui fondare coscienza, personalità, esistenza.
Tutto questo mi ha fatto pensare ad un gioco infantile, quello del dottore. Bambini e bambine con la scusa di imitare un mestiere si scoprivano reciprocamente e innocentemente. La prima volta che una bambina me l’ha fatta vedere avevo undici anni. Allora, però, era gratis, oggi mi avrebbe chiesto un lettore MP3.