Continuo a fare strani sogni. Qualche settimana fa ho sognato una scena di Non Aprite Quella Porta, il capolavoro splatter di Tobe Hooper, in cui il personaggio con la motosega si levava la maschera e aveva il ghigno (o la ghigna) di Calderoli e io gli urlavo: Lo sapevo che eri tu, l’ho sempre saputo! e prima di diventare tagliata al pepe verde e scaloppine al vino bianco mi sono svegliato. Stanotte è stato ancora più strano: ero al mare, sole splendente, cielo azzurro, un panorama stupendo, situazione idilliaca. Ad un certo punto sento dei lamenti cadenzati: ohi, ohi, ohi. Mi dirigo verso le voci e assisto ad una scena orribile: due tizi, le mani legate dietro la schiena, che vengono presi a calci nel sedere a turno da altre persone, allineate in una fila lunghissima. Ad ogni pedata i due disgraziati e la fila avanzano di qualche metro. Scopro così di essere su un’isola e i due poveretti, a calci, si faranno tutto il periplo. Mi chiedo: ma dove sono finito? Che posto è mai questo dove vigono ancora le punizioni corporali? Cosa mai avranno fatto quei due tapini per meritare un simile trattamento assolutamente incivile e da stigmatizzare? Domande che restano senza risposta nel sogno. Poi, apro il computer, comincio a sfogliare le pagine dei quotidiani e leggo questa notizia e non sono più così convinto che l‘abolizione delle punizioni corporali sia stato un passo avanti per la civiltà.