Tra tutte le ricorrenze di calendario che ci servono da punti di riferimento per tirar le somme della nostra esistenza in termini di tempo e produttività, quella di ferragosto è la meno concreta. Vuoi mettere Natale e Capodanno, con la loro preparazione di mesi, l’impegno che ci si mette per fare in modo che la malinconia non ci prenda la gola e non ci si strozzi col tacchino, il polpettone, il cotechino e i due quintali di lenticchie che mangeremo per tutta la settimana successiva? Se non si fa un bilancio in quelle occasioni, allora quando? Cose fatte, cose non fatte, cose da fare l’anno prossimo, la dieta, la palestra, il nuovo lavoro, il proposito di uscire dalla condizione di single, il tentativo di rivivere finalmente la condizione di single senza troppi danni, ricostruirsi il giro di amici, disfarsi del solito giro di amici, farsi una cultura, visitare un museo alla settimana, andare a tutte le inaugurazioni a cui si è invitati, anche a quelle di arte concettuale, leggere finalmente Guerra e Pace, I Fratelli Karamazov, La Recherche, I Buddenbrook, I Promessi Sposi e trovarli complessi, ma scorrevoli e intriganti, rileggere 2666 di Bolaño in versione integrale nei due volumoni della Adelphi e trovarlo fantasticamente pretenzioso ed esageratamente complicato, farlo sapere a Luciano Comida e provocarlo fino a farlo arrabbiare finalmente, ricominciare da capo Ka di Calasso e non piantarlo dopo 100 pagine anche questa volta; abbonarsi alla stagione sinfonica e frequentare soprattutto i concerti di musica da camera, senza farsi prendere dai soliti istinti omicidi nei confronti del primo violino, ma anche del secondo, della viola e del violoncello, che si vorrebbero vedere pendere dal pannello più alto dell’auditorium come lampadari umani, appesi per il collo con le corde dei loro immondi strumenti, mentre di sotto il flautista riceve la più adeguata punizione, che lascio all’immaginazione di ciascuno, infertagli dal controfagotto; guardare la televisione solo quando c’è veramente qualcosa di interessante che non possiamo assolutamente perdere, evitare telegiornali e sit-com con le risate registrate, censurare Walker Texas Ranger mentre si mangia, ma anche dopo, anzi, cedere il televisore a chi se lo prende, purché se lo porti via e apprendere ciò che avviene nel mondo solo da internet, cazzeggiare meno in rete sui blog e non distrarsi quando si sta lavorando; migliorare il proprio linguaggio, smettere di dire “voglio dire”, “cosa voglio dire”, “comunque”, “assolutamente”, fanculare chi dice “attimino”, “momentino”, cose così, insomma. Ma a Ferragosto cosa ti riprometti? Di non giocare più con le formine o con le biglie in spiaggia perché ormai hai quarantasette (che cazzo di numero!) anni o di tornare al lavoro e mandare sulla forca il tuo capo perché non sopporti più lui e i colleghi, licenziarti e decidere di fare finalmente quello che ti pare: suonare, scrivere, leggere, andare in bicicletta, al cinema, al mare in Liguria a gennaio e in Bretagna a giugno? Eh…vabbe’, ci penso. Intanto la città si sta lentissimamente ripopolando, ma Milano è ancora nostra, forse ce la riporteranno via tra una settimana. Intanto è una goduria qui da soli. Casa e città, Berlin nel lettore CD e la lavatrice che centrifuga.