michael-jacksonC’è chi dice che i grandi artisti siano tutti un po’ malati, in senso lato. Sicuramente la creatività artistica nasce spesso da un disagio, più o meno profondo, che costringe l’artista ad esprimerlo con i mezzi che conosce e padroneggia meglio. E’ anche per questo che tante volte le opere che ci lasciano sono estremamente migliori delle tracce biografiche. D’altra parte, tutti gli uomini cercano di dare il meglio di sé in determinate circostanze, sperando che serva a far trascurare tutto il resto. Gli artisti dovrebbero essere giudicati solo dalle opere e Michael Jackson di grandi opere ne ha lasciate almeno due, i dischi centrali del suo periodo più fecondo: Thriller e Bad. Basterebbero queste a farlo passare alla storia, oltre alla sua eccezionalità come cantante e ballerino. Prima di Thriller c’era Off The Wall, che fu un discreto prologo dell’imminente successo planetario e dopo Bad, Dangerous, che conteneva, tra le altre, Black Or White, accompagnata da uno dei più innovativi videoclip della storia, con un intenso uso delle prime tecniche computerizzate di elaborazione dell’immagine e un messaggio antirazzista e pacifista di rara efficacia. Conteneva anche una delle più brutte canzoni mai incise – Will You Be There – non per niente oggetto di una causa per plagio intentata da Al Bano.
Tutto il resto è cronaca rosa, nera, giudiziaria.
E una grande tenerezza e tristezza per l’uomo.