Davvero singolare la foga e la partecipazione dei nostri politici, e non solo nostri, alla richiesta di chiarezza sulle recenti elezioni in Iran. Addirittura il riconteggio delle schede, pretendono. Quando qualche anno fa un giornalista italiano chiese la stessa cosa da noi, lo accusarono di procurare allarmi ingiustificati e di voler rimestare nel torbido. Sarà bene che ci si metta il cuore in pace: Ahmadinejad ha vinto le elezioni, magari non con quel margine eccezionale, ma non si possono truccare i voti più di tanto, quando hai addosso gli occhi del mondo. Lo ha detto anche il presidente brasiliano Lula, che non è un trinariciuto e neppure un talebano o un komeinista. Perciò, fa bene l’ambasciata italiana a dare soccorso ai manifestanti feriti o perseguitati dalla polizia, dai pasdaran, dai basiji, dai violenti in generale, ma fomentare la protesta dall’esterno non sembra la politica diplomatica più corretta. E’ facile prendersela con Ahmadinejad, perché è brutto, piccolo, cattivo, antipatico, arrogante, ma non è l’unico personaggio internazionale con queste caratteristiche. Ricordo un tale Saddam, che, prima di cadere in disgrazia, era amicone dei nostri politici e affaristi e non si badava troppo al fatto che bombardasse gli sciiti, gasasse i curdi, impiccasse ai lampioni i dissidenti. Chi manda i manifestanti per strada, si ricordi che il loro sangue sarà il prezzo pagato per la carriera di qualcuno, difficilmente per la libertà di un Paese e dei suoi cittadini.