La Corte di Cassazione ha decretato che il saluto romano-fascista è vietato in Italia, dentro e fuori dagli stadi, confermando la condanna di un ultrà del Verona, che si era lasciato andare a gesti “nostalgici” durante una partita di calcio. Il saluto fascista non può essere interpretato come “scherzoso”, ma “costituisce una manifestazione esteriore che rimanda, per comune nozione storica, all’ideologia fascista, sicuramente non portatrice dei valori paritari e di non violenza, ma al contrario, fortemente discriminante e intollerante.” In altre parole, se per nostalgia, ideologia, nevralgia, per paresi, ictus, riflesso condizionato o altri accidenti, vi si tendesse improvvisamente il braccio destro rigido verso l’alto, perpendicolare o con una inclinazione, rispetto al terreno di un centinaio di gradi, sappiate che è reato, a meno che, non possiate dimostrare una disfunzione motoria certificata da un medico abilitato. Qualora aveste l’abitudine di salutare in quel modo chi vi è caro, e non il caro estinto, si raccomanda di produrre un movimento oscillatorio del braccio, da destra a sinistra e/o viceversa, in modo da non lasciare dubbi sull’intento “salutatorio” e sull’indirizzo del gesto, scevro da qualsiasi connotazione ideologica. Che ne prenda nota anche la neo-ministra del turismo Brambilla, che, probabilmente, non ha ancora molta dimestichezza con la disciplina istituzionale e crede che una cerimonia ufficiale, con tanto di autorità civili e militari, sia qualcosa di simile ad una riunione di goliardi, in cui, durante l’esecuzione dell’inno nazionale, si possano salutare i vecchi amici con gesti inconsulti.

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