Non ci sto al giochino che sembra delinearsi nell’opinione pubblica tra chi tifa Berlusconi e chi fa di Veronica Lario una bandiera para-femminista. Rivendico il diritto di non sostenere il premier né prendere a cuore la “battaglia” della sua attuale moglie, che legittimamente usa tutti i mezzi per ottenere la sua parte, ma non necessariamente con l’appoggio dei cittadini e delle cittadine che non incasseranno alcunché, e non sto parlando di soldi. Non è che chi è “nemico” di Berlusconi diventi automaticamente mio amico, anche perché la sua amicizia è durata a lungo, quasi trent’anni e se anche ora ha cambiato idea, ne prendo atto, ma non mi impedisce di ricordare che per tre decenni non si è fatta domande sul comportamento politico e imprenditoriale del marito, sui suoi guai giudiziari, sulla provenienza della sua ricchezza, sulle frequentazioni mafiose difese a spada tratta (Dell’Utri e l’eroe Mangano), sui sistemi per sfuggire ai processi, sui principi che lo sostenevano quando l’ha sposato che sono analoghi a quelli di oggi. Era giovane e ingenua allora? Bene, ma in trent’anni gli unici momenti in cui ha mostrato insofferenza per il marito è stato quando si è sentita pubblicamente umiliata dal tradimento. Mi sembra poco. L’unica cosa buona fatta da questo governo è stata la legge sullo stalking anche senza il contributo “lariano”. Quella era una battaglia che meritava un sostegno generalizzato che non c’è stato da parte dell’opinione pubblica. Il divorzio miliardario cammina da solo.

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