Archive for 5 maggio 2009


019.jpgIl phon, inteso come asciugacapelli, stamattina ha deciso di smettere l’attività. Infilata la spina e azionato l’interruttore non ha dato segni di voler funzionare. Avevo i capelli bagnati, potete immaginare l’umore con cui sono uscito alle sei e venti. Vabbe’, mi sono detto, dopo una decina d’anni di onorato servizio ha anche il diritto di un po’ di manutenzione. Lo porto dal riparatore dei phon, che mi guarda come si guarda uno che fa fatica a capire ed è rimasto un po’ indietro rispetto agli altri: un misto di pena, comprensione, rassegnazione. “Sa – mi dice – c’è poco da fare.” In che senso? Non vale la pena ripararlo? Costa troppo e tanto vale comprarne uno nuovo? Lo capisco, non mi piace, ma lo capisco. “No – mi dice quello – non è che costi troppo, è che non si può riparare, perché non ci sono i pezzi di ricambio.” Diamine – penso – possiedo un phon progettato dalla NASA, che ha realizzato un pezzo unico di cui ha buttato i progetti e i pezzi sono talmente avanzati che nessun altra tecnologia è in grado di replicarli. Eh comprendo – gli dico con aria complice – doveva essere un segreto, ma lo spionaggio industriale ha fatto in modo che uscisse dai laboratori e si mescolasse alla produzione ordinaria  e per puro caso è finito nelle mie mani. Sembra un legal thriller di Grisham. Per tutti questi anni ho posseduto un pezzo di NASA. Adesso che sono stato scoperto mi devo trovare un buon avvocato. “Ma quale NASA – ribatte lui – è che la Braun fa un prodotto, lo tiene in produzione un certo numero di snowman1copy.jpganni, poi smette e i pezzi di ricambio non si trovano più.” Quindi – aggiungo – se un povero disgraziato ha la sventura di tenersi un elettrodomestico più di dieci anni e all’undicesimo questo si rompe, magari per una banale resistenza che non resiste più, deve buttare l’intero apparecchio e comprarsene un altro? “Esatto.” Ma che cazzo di sistema economico-industriale abbiamo costruito se un phon dopo dieci anni è da buttare creando spreco, inquinamento, rabbia, depressione, svalutazione, degrado, morale e materiale? A costo di far abbassare ulteriormente il PIL non compro un altro phon, sono andato a casa di mia madre e ne ho trovato uno vecchio di quarant’anni, un Moulinex, quella che una volta faceva frullini e aspirapolvere. E funziona ancora benissimo. E poi dicano pure che mando in malora il Paese se non consumo. D’accordo, è colpa mia, ma se vi avvicinate vi asciugo tutti col mio Moulinex calibro 45. È già carico. (grazie a Yubi per i disegni)

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Se c’è una cosa di cui mi importa pochissimo è al vicenda familiare di Berlusconi, sposato due volte – dal 1965 al 1985 con la prima moglie, dal 1990 ad oggi con la seconda, in via di separazione a quanto pare – e con una durata matrimoniale notevole, vent’anni, considerata la media nazionale, non particolarmente elevata. Soprattutto mi importa pochissimo se la vicenda si colora di pettegolezzi più o meno torbidi o piccanti sulle frequentazioni femminili del premier, che non rappresentano certamente una novità, considerata la pubblicità che fa a sé stesso come tombeur de femmes da sempre. Ci meravigliamo per questo? Spererei proprio di no. Certo, quando si organizzano Family Day, gite organizzate in Vaticano, ci si accosta ai Sacramenti più o meno pubblicamente, si eleva la Famiglia a istituzione basilare della società, intoccabile, immutabile, infallibile, un po’ di coerenza non guasterebbe. Tuttavia, giudicare a distanza è facile, infilarsi nei meandri delle questioni intime tra coniugi è un mestiere da professionisti. Lascia invece alquanto perplessi l’accusa che Berlusconi lancia nei confronti degli avversari politici che avrebbero sobillato la moglie per metterlo in difficoltà. Naturalmente il premier è in piena campagna elettorale e, da furbacchione qual è, non ha perso l’occasione per indicare la solita sinistra complottarda, la quale si è platealmente indignata per un’accusa simile. Ma il complotto ci sarà davvero? E se c’è complotto sarà veramente partito da sinistra? A ben guardare, il caso è nato molto a destra, da quell’articolo della fondazione Farefuturo, ispirata dal Presidente della Camera Fini, che metteva in evidenza quanto le ipotetiche liste elettrali del PDL alle europee fossero infarcite di amiche e amichette del premier e dei suoi sodali. E’ da quella sottolineatura che è partita la prima bordata – via Ansa – di Veronica Miriam Bartolini Lario Berlusconi, tanto da indurre il “comitato elettorale” del PDL a sbianchettare le liste e a lasciare solo tre nomi non imbarazzanti. Quindi, se Berlusconi pensa sul serio ad un complotto politico, faccia finta di guardare a sinistra (non può certamente fare campagna elettorale contro sé stesso), ma farà bene a guardarsi le spalle, perché sugli zerbini di cui ama circondarsi, tra poco altri potrebbero pulirsi le scarpe.