Ci sono regioni d’Italia con una tendenza alcolica piuttosto accentuata. La cultura del bere, la chiamano. Anche il nostro ministro dell’agricoltura Zaia si è espresso recentemente a favore del vino alla fiera Vinitaly a Verona. Anche perché se non l’avesse fatto si sarebbe ritrovato “pigiato” e lasciato fermentare in qualche tino nel giro di trenta secondi. Il Veneto, se volete il Triveneto, è una di queste zone in cui il vino e gli alcolici in genere riempiono letteralmente la vita di molti, sin da piccoli. Questo non significa che siano alcolizzati, ci mancherebbe, ma evidentemente l’uva fermentata su alcuni cervelli, anche in quantità moderate, fa uno strano effetto. Se poi aggiungiamo la rarefazione dell’aria che si verifica a certe quote, è chiaro che l’organismo ne risente, le funzioni cerebrali rallentano, la capacità di elaborare anche concetti semplici, causa mancanza di ossigeno, diventa arduo. Non si spiegherebbe altrimenti l’odioso episodio verificatosi a Valdagno, provincia di Vicenza. Qui, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, il coro di montagna Amici dell’Obante, che vanta oltre sessant’anni di attività volta a conservare e valorizzare il canto popolare veneto e valligiano, ha rifiutato l’ingresso come cantante ad un corista nero, originario della Costa d’Avorio, nonostante la bella voce da tenore. Aveva la faccia del colore sbagliato. Chissà, fosse stato verde come le valli del vicentino, forse sarebbe andato bene, in nome di un senso estetico del tutto discutibile. Alcuni coristi e dirigenti si sono dimessi dopo questo episodio e l’hanno voluto rendere noto.
Qualcuno parla di razzismo, ma io non lo credo, penso che chi ha cacciato il corista nero sia perfino troppo imbecille per essere razzista, un concetto orribile, ma che necessita di un minimo di capacità intellettuale per essere elaborato.