Archive for aprile, 2009


Francamente (come direbbe dalemone) comincio ad averne abbastanza delle beghe familiari del presidente del consiglio. Ma da quando in qua i politici italiani sono messi alla gogna per le loro storielle o storiacce con attricette, ballerine, presentatrici, veline, colleghe di partito e compagnia danzante? A parte il democristiano che si sentiva solo e si intratteneva con due amichette opportunamente anestetizzate dalla cocaina (fossero state lucide con uno così neanche in fotografia), finito nei guai solo per un malore di una delle “fortunate”, era da tempo immemorabile che la politica non si intrecciava col sesso. Giusto Bettino Craxi aveva fama di tombeur de femmes, con tanto di citazioni più o meno velate sui libri di alcune sue cortigiane, e la di lui consorte, signora Anna, che abbozzava. Altrimenti bisogna tornare ai tempi del ventennio, quando c’era Lui, caro lei, e le leggende sulle capacità amatorie del “capoccione”, anche senza viagra (epperbacco!). Da noi la vita privata dei politici è sempre rimasta privata, appunto, mentre in Inghilterra scoppiavano scandali sessuali a profusione e in USA si facevano le pulci ai candidati alla presidenza. Ma ci stiamo americanizzando anche in politica? Possibile che ci interessi quante segretarie affollino la scrivania o il sotto-scrivania del capo del governo, a quali feste vada, se di diciottenni o cinquantenni, se abbia figli/e naturali sparsi/e per la penisola o il continente? A Clinton stavano facendo saltare la poltrona per un problema di sesso “improprio” e ci ha pensato sua moglie a “sistemare” la faccenda, forse più privatamente che pubblicamente, ma stiamo parlando di un Paese puritano e a maggioranza protestante, in cui mentire (Bush junior escluso) è un fatto gravissimo, anche nella vita privata. Da noi i panni sporchi si lavano in famiglia, com’è noto, e non esiste che si elevi a maître à penser una moglie tradita, solo perché ha un passato (pure lei) da attricetta e ha sposato un imprenditore miliardario, che, molti anni dopo, sarebbe diventato un politico di grido. Non conosco la situazione familiare degli altri miliardari italiani, ma se Berlusconi non fosse diventato capo del governo per la terza volta, sua moglie non avrebbe scritto ai media per dichiarare il suo disprezzo sulla condotta del consorte. E tutti ce ne saremmo infischiati, come dovremmo effettivamente fare. Se poi nelle liste per le europee ci saranno davvero veline, nani e ballerine e queste saranno elette, vorrà dire che ce le saremo meritate, come ci meritammo Ilona Staller e Tony Negri, per non parlare del Partito dell’Amore con la candidata Moana Pozzi (santa quasi subito), che nel 1992 ottenne oltre 12000 preferenze personali.

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Piove da giorni e non accenna a smettere. Forse giovedì, ma c’è poco da fidarsi. Chi afferma che dalla terra veniamo e alla terra torneremo non sa quel che dice. Dimentica il fango. È dall’acqua che veniamo e all’acqua saremo ricondotti. La nostra salvezza sono gli idraulici, a loro dovremo confessarci nella Valle di Giosafatte. Un nuovo culto si affaccia dalle pozzanghere: Nostro Signore degli Spurghi, salvaci dal liquame che cresce, la falda acquifera che sale, il fiume che esonda, il lago che tracima, lo scolmatore che non scolma, il box che si allaga e la cantina che diventa piscina. Promettiamo di essere tutti più buoni, non sprecare il prezioso liquido, fare il bagno (pardon, la doccia) una volta ogni due settimane, non usare lo sciacquone più di una volta al giorno e non intasare le canne e i sifoni con rifiuti non idonei.

P.S.: mi ha sentito, ha mandato un tuono di assenso. O è un segnale di rifiuto?

La sindaca di Milano ha deciso di pagare personalmente la multa di 100 € appioppata da un solerte vigile alla statua vivente romena in cso Vittorio Emanuele II, perché aveva preso servizio mezz’ora prima dell’orario previsto e spostata di qualche metro rispetto al posto assegnatole (alla statua, non alla sindaca). La prima cittadina ha stigmatizzato l’eccessivo zelo del vigile e, non potendo cancellare l’ammenda, ha deciso di onorarla lei stessa. E noi? Voglio dire, se l’eccessivo zelo del vigile ha mosso i sentimenti della sindaca nei confronti di chi si guadagna da vivere standosene immobile dipinto di bianco in piazza del Duomo (un lavoro artistico che gode di tutta la mia ammirazione e stima), noi poveri automobilisti, che immobili non stiamo se non imbottigliati nel traffico, continuamente vessati da vigili e ausiliari della sosta, telecamere, corsie preferenziali, ecopass, segnaletica indecifrabile, a chi ci possiamo rivolgere per farci pagare le multe appioppateci con altrettanto zelo dallo stesso Comune di cui la sindaca è il vertice? Al vicesindaco, da cui peraltro dipendono i vigili? All’assessore al traffico, che conta come il due a briscola? Agli uscieri? A chi fa le pulizie? Siamo figli di un comune minore? Così, giusto per sapere.

Pasque

Chi dice che da noi alligni l’antisemitismo sbaglia di grosso. Anche noi celebriamo l’Esodo. Sulle autostrade.

Ci sono regioni d’Italia con una tendenza alcolica piuttosto accentuata. La cultura del bere, la chiamano. Anche il nostro ministro dell’agricoltura Zaia si è espresso recentemente a favore del vino alla fiera Vinitaly a Verona. Anche perché se non l’avesse fatto si sarebbe ritrovato “pigiato” e lasciato fermentare in qualche tino nel giro di trenta secondi. Il Veneto, se volete il Triveneto, è una di queste zone in cui il vino e gli alcolici in genere riempiono letteralmente la vita di molti, sin da piccoli. Questo non significa che siano alcolizzati, ci mancherebbe, ma evidentemente l’uva fermentata su alcuni cervelli, anche in quantità moderate, fa uno strano effetto. Se poi aggiungiamo la rarefazione dell’aria che si verifica a certe quote, è chiaro che l’organismo ne risente, le funzioni cerebrali rallentano, la capacità di elaborare anche concetti semplici, causa mancanza di ossigeno, diventa arduo. Non si spiegherebbe altrimenti l’odioso episodio verificatosi a Valdagno, provincia di Vicenza. Qui, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, il coro di montagna Amici dell’Obante, che vanta oltre sessant’anni di attività volta a conservare e valorizzare il canto popolare veneto e valligiano, ha rifiutato l’ingresso come cantante ad un corista nero, originario della Costa d’Avorio, nonostante la bella voce da tenore. Aveva la faccia del colore sbagliato. Chissà, fosse stato verde come le valli del vicentino, forse sarebbe andato bene, in nome di un senso estetico del tutto discutibile. Alcuni coristi e dirigenti si sono dimessi dopo questo episodio e l’hanno voluto rendere noto.
Qualcuno parla di razzismo, ma io non lo credo, penso che chi ha cacciato il corista nero sia perfino troppo imbecille per essere razzista, un concetto orribile, ma che necessita di un minimo di capacità intellettuale per essere elaborato.