Avete mai fatto caso con quanto orgoglio taluni individui si vantano di non avere tessere di partito o sindacali in tasca, per avvalorare la loro indipendenza di giudizio e trasparenza? Come se appartenere ad una organizzazione partitica o sindacale fosse un’onta, una vergogna, una macchia da nascondere. Vorrei rammentare a costoro che nei paesi dove non ci sono partiti e sindacati o, magari, ce n’è solo uno, l’indipendenza di giudizio e la trasparenza sono messi a dura prova, soprattutto ai danni di chi non ha in tasca la tessera giusta. La democrazia vive della libertà di associazione politica e sindacale, altrimenti è una dittatura. Preferisco parlare e discutere con una persona che dichiara pubblicamente la propria appartenenza politica o sindacale, in modo da sapere da che presupposti parte o per conto di chi parla, quale modello sociale ha in mente e quali sono grosso modo le sue idee. Guardo con più sospetto a chi si dichiara indipendente e parla in modo fumoso, facendo capire e non capire, usando metafore complicate e linguaggi tecnici quando si rivolge consapevolmente ad una platea di non addetti ai lavori. Ancor più sono diffidente nei confronti di chi possiede tessere di organizzazioni segrete e, quindi, cerca di non pubblicizzarne l’appartenenza, anche se vanta indipendenza e libertà d’opinione. E d’affari. Sciocco è chi guarda il dito e non la luna, ma  saggio è chi guarda luna, dito e proprietario del dito.

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