Se è comprensibile e giustificabile che l’opinione pubblica si divida su un argomento con specificità tecniche come le scelte di fine vita, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, poiché sono situazioni in cui chiunque di noi potrebbe incappare un giorno o l’altro, meno giustificabile è la strumentalizzazione che il potere, in tutti i suoi aspetti, sta attuando sul caso di Eluana Englaro. Sorvolando sulle affermazioni fuori luogo, relative alla possibilità della donna in stato vegetativo da 17 anni di partorire (ma fecondata da o per conto di chi?), che attengono più che altro alla forma (indecente, ma pur sempre forma, anche se anticipatrice della sostanza), è semplicemente aberrante che si proceda d’urgenza per decreto e poi, visto il rifiuto del Presidente della Repubblica di firmarlo, per disegno di legge, su una materia sulla quale si è discusso per anni in via informale, senza mettere nero su bianco un atto legislativo che da tempo si è rivelato necessario. Dibattiti, discussioni, litigi, si sono consumati per lustri davanti a tutti senza giungere ad una azione concreta del legislatore che, pilatescamente, ha attraversato la bufera uscendone sempre indenne, per tornare infine alla grigia quotidianità parlamentare. Tra l’altro, questa improvvisa fretta non servirà a salvare la vita di Eluana, anche se si è riusciti a fare battute pure sulla possibilità di stare qualche giorno senza bere e mangiare, sull’esempio degli scioperi della fame e della sete di Pannella. È evidente a chiunque con un minimo di senso comune, che la vicenda Englaro è diventata un pretesto gettato sul campo di battaglia politico-partitico, in vista di competizioni elettorali che hanno in palio alcuni vertici regionali e provinciali, seggi europei e la poltrona del Quirinale. La si butta sull’etica, su fideismo contro laicismo, ma in realtà si pensa ad altro. Sono quasi sicuro che sentiremo ripetere fino alla nausea di partiti della vita e partiti della morte, primato dell’esistenza e della Natura contro chi vuole forzare e distorcere le leggi  naturali e il Grande Disegno Intelligente, creazionismo contro evoluzionismo, tanto più che sono in corso le celebrazioni darwiniane. Lo scontro Berlusconi-Napolitano rappresenta le prove generali di una spinta presidenzialista evocata da tempo e che sta per concretizzarsi. La frase del premier “torno al popolo” può certamente significare “vado in Parlamento come rappresentante del popolo” a fare approvare in tempi brevi ciò che mi serve, ma conoscendo il tipo, riferirsi al mandato popolare contro Napolitano può preludere alla tanto richiesta elezione diretta del Presidente della Repubblica, naturalmente con poteri ben più ampi rispetto ad oggi. D’altra parte, “l’amico” Putin ha fatto scuola e ha insegnato come fare a truccare le carte e vincere tutto il piatto.
Resta la pena, lo schifo e l’orrore per questa danza macabra del potere attorno al capezzale di Eluana.

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