Archive for febbraio, 2009


(AGI) – Roma, 25 feb. – “Lo dico da cittadino, spero che una centrale la costruiscano sotto casa mia”. Cosi’ il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi ha risposto ad una domanda sui timori da parte di molti italiani alla costruzione di centrali nucleari nel nostro paese all’indomani dell’accordo con la Francia. “Io ho una figlia e spero di avere un giorno dei nipoti”, ha aggiunto il ministro, “ma questa Italia che dice ‘meglio altrove’ e’ un’Italia vecchia, e’ un’Italia che non ci piace, un’Italia che non vuol bene all’Italia”.

Chissà quanto sono contenti i vicini di casa del “luminoso” futuro che il ministro auspica. E speriamo che l’Italia “vecchia” abbia la possibilità ancora di invecchiare, nonostante un simile ministro.

Si legge in questi giorni che, secondo una ricerca spagnola, la bellezza avrebbe un sesso. Posti di fronte ad un’immagine oggettivamente bella, un paesaggio o un’opera d’arte, negli uomini si registra un coinvolgimento solo dell’emisfero cerebrale destro, mentre nelle donne di entrambi gli emisferi. Sottolineando che il sinistro è anche quello dell’espressione verbale, gli scienziati danno una spiegazione che riconduce addirittura alla preistoria ed ai ruoli maschili e femminili che si sono consolidati nell’evoluzione del genere umano. Le donne tenderebbero a verbalizzare le emozioni, sarebbero più semantiche. In altre parole, se gli uomini di fronte alla bellezza restano a bocca aperta, le donne non riescono mai a chiuderla.

4950cc49c1689_normal.jpg

 ….sono tre bravi cow-boys.
Non usano mai le pistole,
perché lo sceriffo non vuole.
Il lungo si sfoga con la chitarra
Il corto il suo benjo fa suonar
Ghengherenghenghen – ghengherenghenghen
Ghen – ghen – ghen – ghen – ghen
e la ballata canta il pacioccone.

1702.jpg

L’avvocato Mills condannato a quattro anni e mezzo di carcere per corruzione. Ha preso seicentomila dollari dalla Fininvest per scagionare Berlusconi dalle accuse di costituzione di fondi neri, evasione fiscale eccetera. Naturalmente, anche questa volta, i soldi sarebbero usciti dalle casse Fininvest all’insaputa del proprietario, come quando la stessa società pagava/corrompeva la Guardia di Finanza per avere controlli benevoli.

Ma Berlusconi, gli avvocati dove li trova? Nelle patatine? A cominciare da Dotti, per finire con questo dabbenuomo, passando per Previti, Biondi, Taormina, Pecorella e Pacifico, è stato un danno dietro l’altro. Meno male che c’è Ghedini, che tiene botta, altrimenti chissà dove sarebbe oggi il premier…..o dove non sarebbe.

Il titolo non fa riferimento ad un nuovo gruppo rock, che magari già esiste, ma mi è venuto in mente pensando ad un vecchio film. I due monologhi da Quinto Potere, quello nel filmato del post precedente e quello riportato testuale nel commento di Tomas, sono del 1976, 33 anni fa. Parlano del devastante potere persuasivo della televisione. Era l’America degli anni 70 e sembra l’Italia del 2009. La presa del potere, mediatico e politico, veniva paventata in quel film e si è verificata puntualmente. Il cinema è finzione, esattamente come la televisione, ma ha un’altra valenza. Il cinema è come un libro, un romanzo, un racconto. Ha il ritmo e il fascino della narrazione. Impone un’azione volontaria di scelta, attenzione, osservazione, ascolto, elaborazione, riflessione. Può essere persuasivo, ma sollecita la fantasia e una parte del cervello che è collegata ad un mondo, tra conscio e inconscio, profondo e complesso. La televisione è e resta un elettrodomestico che ci siamo comprati e messi in casa (e per questo richiamo l’attenzione al commento di Yubi, che riporta le parole di Ceronetti: Come si fa a non avere la televisione? Basta non acquistarla!) e, solo per il fatto che spendiamo soldi per l’acquisto e il canone, proviamo l’obbligo di accendere, altrimenti ci sentiremmo un po’ stupidi. Quello che la televisione ci butta (mi verrebbe da dire vomita) addosso è di una sostanza ben diversa dal cinema, persino quando vediamo un film di origine cinematografica (ma spesso montato a priori per lo sfruttamento televisivo), questo assume, con gli intervalli pubblicitari, la connotazione televisiva. La narrazione catodica – un termine che sembra anacronistico nell’era degli schermi lcd e al plasma – ha il ritmo e l’attrazione superficiale dell’immediatezza: non ci parla alla testa o, almeno, non direttamente, fa un giro molto più lungo e complicato attraverso occhi, orecchie, stomaco, fegato, intestino, lasciando tracce un po’ ovunque ed infine, come una cena troppo pesante che ci ottunde i sensi, ci arriva al cervello ormai annebbiato da grassi, trigliceridi, colesterolo, abbondante alcol, stress quotidiano, frustrazione, preoccupazione. Il messaggio è recepito frammentato, per impressioni, come un quadro divisionista, che non si capisce bene come è fatto, ma rende l’idea, non se ne percepisce l’esatta origine, ma non lascia indifferenti, anzi, traccia un segno, incisivo e profondo. L’elaborazione avviene a livello superficiale, inizialmente, ma una volta insediatosi, il messaggio scava nel profondo, come quelle larve d’insetto che vengono depositate negli organismi vivi e se ne nutrono, fino a modificare la nostra concezione stessa di esistenza e ad ammazzare la coscienza e il senso critico. Diventiamo come vuole la televisione, agiamo e parliamo come dice la televisione, compriamo quel che ci impone la televisione, amiamo e odiamo chi ci indica la televisione e anche se non vogliamo diventare, parlare, comprare, pensare, odiare, amare, come vuole la televisione, siamo comunque condizionati nel comportamento dalla televisione. Come dice Peter Finch in Quinto Potere: questa è la pazzia di massa. Francamente non so come sfuggire alla follia collettiva. Possiamo veramente fare a meno della televisione? Probabilmente sì, ma l’effetto si vedrebbe soltanto se molti di noi lo facessero, altrimenti è irrisorio. Io non credo che sia possibile un fenomeno di massa di questo tipo, siamo troppo affezionati-condizionati dal mezzo per disfarcene, ci sembrerebbe di tagliarci fuori da un pezzo di mondo reale, tornare indietro di un secolo, quando la realtà che conoscevamo era prevalentemente quella del quartiere in cui vivevamo. Ci basterebbe? Esiste internet, d’accordo, che, però, sempre più tende ad inglobare l’evento televisivo, scodellandocelo anche in rete. La televisione si autodifende, è in grado di persuaderci che abbiamo bisogno di lei, ci ricatta moralmente, ci convince che non esiste altro passatempo, mezzo di informazione, strumento di integrazione culturale, linguistica, sociale più potente di lei. In effetti è vero, ma appena ci ha irretito con le sue arti fascinose, ci tradisce propinandoci i suoi liquami come una Circe qualsiasi. E a quel punto è troppo tardi per sfuggirle. Siamo già maiali.