La crisi economica morde, d’accordo, quasi tutti ne risentono, va bene, ognuno cerca di cavarsela come può, condivido, il bisogno aguzza l’ingegno, ok, ma a tutto c’è un limite, che si chiama correttezza e, se del caso, codice. L’impressione è che il mondo del commercio, o parte di esso, stia tentando la stessa operazione messa in atto nel 2002, quando l’entrata in vigore della nuova moneta provocò un’impennata dei prezzi sin quasi al 100%, dovuta all’equivoco del cambio, tanto che prodotti del costo di diecimila lire, improvvisamente furono messi in vendita a dieci euro. Oggi ci risiamo. Un esempio, i saldi. Proprio il giorno prima delle svendite ero passato davanti alla vetrina di un negozio e mi ero soffermato a guardare dei pantaloni a 59€, che il giorno dopo sarebbero stati messi in saldo. Ebbene, in 24 ore il prezzo originale era lievitato di dieci euro (69€) e i pantaloni erano venduti con lo sconto del 30%, riducendo di fatto la convenienza. Naturalmente in quel negozio non mi vedranno neanche in fotografia.
Stamattina dovevo mandare un fax. Ha appena aperto sotto casa un negozio di ottica che, con tanto di insegna luminosa, segnala l’offerta di servizio fax. Incoraggiato dall’insegna e dall’idea che, essendo di recente apertura, voglia catturare clienti con prezzi convenienti, entro e chiedo le tariffe: un pagina di fax in città costa due (2!!!!) euro. Io strabuzzo e gli dico: “ma è tanto!” Quello mi guarda come fossi un pezzente, alza le spalle e atteggia il viso come a dire: se vuoi è così, altrimenti quella è la porta. E infatti, infilo la porta e lì dentro non mi vedranno più. Si dà il caso che all’angolo della mia via abbia aperto un internet point cinese (si sa, in via Padova, si trova ogni cosa, le peggiori dicono alcuni), entro e chiedo: un pagina di fax in città costa un (1!!!) euro. Che strano, a distanza di trenta metri il pezzo è esattamente la metà. Certo, il lusso postmoderno del negozio di ottica non ha paragone con l’essenzialità urbano-periferica dell’internet point cinese, ma mica ci devo mangiare, dormire o dare una festa, devo solo mandare un fax. Vorrei capire, allora: l’ottico italiano quante volte si è ripagato la macchina dei fax e l’insegna luminosa con quelle tariffe e quanta poca ragione hanno certi commercianti a lamentarsi della concorrenza straniera. Non è certo una questione di mano d’opera a buon mercato, tasse non pagate e spese d’affitto alte, bensì di ricerca del profitto immediato e veloce a scapito dei gonzi o di chi ha poca voglia e/o possibilità di girarsi due o tre negozi per confrontare i prezzi. Il liberismo e la legge di mercato ce la stanno insegnando gli immigrati, mentre noi, liberisti solo di facciata, siamo ancora legati ad una finta concorrenza assistita e, in taluni casi, truffaldina. Come diceva Woody Allen: prendi i soldi e scappa. Ma la pistola è di sapone e fuori piove.