Avevo smesso molti anni fa. Seriamente. Non ne potevo più, mi sentivo un cavallo azzoppato che tentava di correre. Poi qualche volta ci sono ricascato, da solo o in compagnia. Sapete com’è, l’amico che ti invita, ti dice, “dài, per una volta, come ai vecchi tempi” e tu fai il prezioso “ma no, non mi va, ormai, ho perso l’abitudine”, poi arriva lei che ti tenta “fallo per me, una volta” e tu come fai a resistere, ti lasci andare e poi ci stai male, perché non va bene, non devi farlo, è brutto, provi dolore, non sei preparato e allora dici basta, non ci cadrò mai più, è ora di prendere una posizione netta e precisa. Ecco.
E adesso, da qualche giorno, ho gli avambracci irrigiditi, il dorso delle mani doloranti, le spalle tese, perché quando ti riprende quella cosa, non sai smettere al momento giusto, ma soltanto dopo, perché non hai il senso della misura. Riprovi sensazioni di cui avevi perso il gusto, antico, ma ancora gradevole e la vibrazione che avverti è la stessa di trent’anni fa, solo appena mediata dai sei lustri trascorsi. Bisogna resistere, però, non alla vibrazione, né al dolore, quello passa, ma alla fatica, quella è tremenda, ti fa sbagliare e ti scoraggia e ti fa buttare tutto a monte. Ancora una volta. Ricominciare a suonare è come smettere di fumare, ci vuole motivazione e volontà, altrimenti è una perdita di tempo.