Archive for gennaio, 2009


In un’epoca in cui le notizie, vere o fasulle, ci travolgono e confondono, imponendoci una presa di posizione netta e certa su qualsiasi argomento, dai massimi sistemi che muovono l’Universo all’ultimo pettegolezzo di bassa lega, mi pregio di proporvi una non notizia.Non ci sono state manifestazioni, richieste di giustizia, né sommaria, né procedurale, dimostrazioni di solidarietà per la vittima, minacce per i colpevoli, incendi delle loro case, rappresaglie sulle loro famiglie fino alle prossime sei generazioni, appelli al ministro degli interni, della difesa, al capo del governo, dello stato, del cielo e della terra, oltretomba ed empireo, riguardo alla ragazza romena che a Brescia venerdì scorso è stata violentata a casa sua da due romeni e un polacco, arrestati poche ore dopo. Nessuna richiesta di interviste alla giovane, alla sua famiglia, per sapere se abbia sentimenti di vendetta nei confronti dei suoi aguzzini, nessuna minaccia di farsi giustizia da sola, salvo poi ritrattare, nessuna invocazione allo stato affinché la aiuti e la protegga e, infatti, nessuno si è fatto avanti per aiutarla o per proteggerla. Non c’è niente come non chiedere qualcosa per non ottenerla. Eppure è una ragazza vittima di una violenza di gruppo, esattamente come quella di Guidonia e di tutte le donne che hanno subito questa umiliante e vigliacca azione. Com’è che nessuno ne parla? Forse perché è romena? E in quanto tale non merita attenzione? Non dico un fiaccolata, ma nemmeno un cerino? Ci sono violenze di serie A e di serie Z? Ma che Paese siamo? E che informazione abbiamo?

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Il tribunale civile di Milano ha condannato Andrea Casamassima a risarcire Silvio Berlusconi con 500€ e a pagare le spese processuali pari a 7551€. Perché? Perché Casamassima aveva preso sul serio il Contratto con gli italiani, firmato a Porta a Porta davanti a Bruno Vespa e a milioni di italiani il giorno 8 maggio 2001 prima delle elezioni politiche di quell’anno. Nel contratto, Berlusconi si impegnava a non ricandidarsi se qualcuno degli impegni presi con gli italiani non fosse stato onorato. Va da sé che molti impegni non siano stati onorati, per ammissione dello stesso premier, ma lui si sia ricandidato altre due volte, nel 2006 perdendo e nel 2008 vincendo le elezioni. Casamassima chiedeva quindi un risarcimento simbolico di 5000€, quale penale, come si fa per qualsisasi contratto non onorato. Il poveretto non sapeva che il Tribunale Civile non riconosceva la validità del contratto che, a questo punto, risulta essere solo una pagliacciata, una messa in scena ridicola, una tragicommedia interpretata da Berlusconi e sceneggiata da Vespa. Una fiction, come buona parte della politica che si fa in Italia, recitata pure male. Che non fosse una cosa seria, una buona parte degli italiani l’avevano già intuito, ma ora lo sancisce anche il Tribunale.

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La crisi economica morde, d’accordo, quasi tutti ne risentono, va bene, ognuno cerca di cavarsela come può, condivido, il bisogno aguzza l’ingegno, ok, ma a tutto c’è un limite, che si chiama correttezza e, se del caso, codice. L’impressione è che il mondo del commercio, o parte di esso, stia tentando la stessa operazione messa in atto nel 2002, quando l’entrata in vigore della nuova moneta provocò un’impennata dei prezzi sin quasi al 100%, dovuta all’equivoco del cambio, tanto che prodotti del costo di diecimila lire, improvvisamente furono messi in vendita a dieci euro. Oggi ci risiamo. Un esempio, i saldi. Proprio il giorno prima delle svendite ero passato davanti alla vetrina di un negozio e mi ero soffermato a guardare dei pantaloni a 59€, che il giorno dopo sarebbero stati messi in saldo. Ebbene, in 24 ore il prezzo originale era lievitato di dieci euro (69€) e i pantaloni erano venduti con lo sconto del 30%, riducendo di fatto la convenienza. Naturalmente in quel negozio non mi vedranno neanche in fotografia.
Stamattina dovevo mandare un fax. Ha appena aperto sotto casa un negozio di ottica che, con tanto di insegna luminosa, segnala l’offerta di servizio fax. Incoraggiato dall’insegna e dall’idea che, essendo di recente apertura, voglia catturare clienti con prezzi convenienti, entro e chiedo le tariffe: un pagina di fax in città costa due (2!!!!) euro. Io strabuzzo e gli dico: “ma è tanto!” Quello mi guarda come fossi un pezzente, alza le spalle e atteggia il viso come a dire: se vuoi è così, altrimenti quella è la porta. E infatti, infilo la porta e lì dentro non mi vedranno più. Si dà il caso che all’angolo della mia via abbia aperto un internet point cinese (si sa, in via Padova, si trova ogni cosa, le peggiori dicono alcuni), entro e chiedo: un pagina di fax in città costa un (1!!!) euro. Che strano, a distanza di trenta metri il pezzo è esattamente la metà. Certo, il lusso postmoderno del negozio di ottica non ha paragone con l’essenzialità urbano-periferica dell’internet point cinese, ma mica ci devo mangiare, dormire o dare una festa, devo solo mandare un fax. Vorrei capire, allora: l’ottico italiano quante volte si è ripagato la macchina dei fax e l’insegna luminosa con quelle tariffe e quanta poca ragione hanno certi commercianti a lamentarsi della concorrenza straniera. Non è certo una questione di mano d’opera a buon mercato, tasse non pagate e spese d’affitto alte, bensì di ricerca del profitto immediato e veloce a scapito dei gonzi o di chi ha poca voglia e/o possibilità di girarsi due o tre negozi per confrontare i prezzi. Il liberismo e la legge di mercato ce la stanno insegnando gli immigrati, mentre noi, liberisti solo di facciata, siamo ancora legati ad una finta concorrenza assistita e, in taluni casi, truffaldina. Come diceva Woody Allen: prendi i soldi e scappa. Ma la pistola è di sapone e fuori piove.

Avevo smesso molti anni fa. Seriamente. Non ne potevo più, mi sentivo un cavallo azzoppato che tentava di correre. Poi qualche volta ci sono ricascato, da solo o in compagnia. Sapete com’è, l’amico che ti invita, ti dice, “dài, per una volta, come ai vecchi tempi” e tu fai il prezioso “ma no, non mi va, ormai, ho perso l’abitudine”, poi arriva lei che ti tenta “fallo per me, una volta” e tu come fai a resistere, ti lasci andare e poi ci stai male, perché non va bene, non devi farlo, è brutto, provi dolore, non sei preparato e allora dici basta, non ci cadrò mai più, è ora di prendere una posizione netta e precisa. Ecco.
E adesso, da qualche giorno, ho gli avambracci irrigiditi, il dorso delle mani doloranti, le spalle tese, perché quando ti riprende quella cosa, non sai smettere al momento giusto, ma soltanto dopo, perché non hai il senso della misura. Riprovi sensazioni di cui avevi perso il gusto, antico, ma ancora gradevole e la vibrazione che avverti è la stessa di trent’anni fa, solo appena mediata dai sei lustri trascorsi. Bisogna resistere, però, non alla vibrazione, né al dolore, quello passa, ma alla fatica, quella è tremenda, ti fa sbagliare e ti scoraggia e ti fa buttare tutto a monte. Ancora una volta. Ricominciare a suonare è come smettere di fumare, ci vuole motivazione e volontà, altrimenti è una perdita di tempo.

E anche questa crisi ce la siamo inventata noi. La Sindaca di Milano nega che ci siano stati problemi con la neve, nega che la città sia andata in crisi, nega che i mezzi pubblici siano andati in tilt, nega che sia mancato il sale per evitare il ghiaccio, nega che siano intervenuti in ritardo gli spalatori, nega che si sia ancora in emergenza, ma intanto ha chiesto l’esercito per liberare le strade, perché intanto gli spalatori si sono dileguati (i soldati ormai si usano per qualsiasi cosa, abbiamo un esercito di professionisti spalatori di neve). Dice che c’è stato solo un problema di comunicazione. Aspettiamo solo che neghi di essere la Sindaca, così la cambiamo e non se ne parla più. Basta essere ottimisti, come dice il Capo, e i problemi si risolvono da soli. Infatti oggi c’è il sole. Sarà quello dell’Avvenire? O dell’Osservatore Romano?