Archive for ottobre, 2008


Quando in una recente intervista, l’ex presidente della repubblica, ma, soprattutto, ex ministro degli interni Francesco Cossiga diceva che secondo lui l’attuale ministro degli interni Roberto Maroni avrebbe dovuto fare come fece lui nel ‘77, cioè infiltrare il movimento studentesco e provocare incidenti, in modo da dare il pretesto alle forze dell’ordine di intervenire e mandare un po’ di gente in ospedale, tra studenti e insegnanti, in particolare le giovani maestre, le reazioni delle istituzioni sono state il silenzio, come se avesse parlato un perfetto imbecille ormai da ricovero. Be’, Cossiga sarà anche da ricovero e pure un tantino sadico, ma la sua ricetta sembrerebbe funzionare ancora dopo più di trent’anni a giudicare da queste immagini.

 

In un futuro prossimo  la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia che sfruttano la guerra perenne per mantenere il controllo totale sulla società.
La società è amministrata secondo i principi del Socing e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini.
Il partito è a sua volta diviso in Partito Interno e Partito Esterno. I suoi occhi sono dei televisori-telecamere, installati per legge in ogni abitazione dei membri del Socing e che i membri del Partito Esterno non possono spegnere. Questi televisori-telecamere, oltre a diffondere 24 ore su 24 propaganda, spiano la vita di qualunque membro del Socing esterno.
Al di sotto del partito unico stanno i Prolet, che non hanno alcun potere nè privilegio, fanno i lavori pesanti in cambio del minimo di sussistenza, ma hanno il vantaggio di non essere controllati se non in modo indiretto, tramite la tecnica del Panem et circenses.
Ovunque nella città sono appesi grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello, con la didascalia Il Grande Fratello ti vede, e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza».
I membri del Socing vivono in moderni palazzoni alveare nella città nuova, ed i prolet (il Proletariato) vivono separati dai primi nella città vecchia.
L’unica forma di pensiero ammissibile è il Bispensiero, un pensiero che esige che la mente si adatti senza resistenze alla realtà così come definita dal partito e cancelli ogni dato divergente ed ogni forma di obiezione. Come recitano alcuni slogan del partito, “la menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.
La lingua che si parla si sta trasformando così in Neolingua, un nuovo linguaggio in cui tutte le parole hanno un’unica accezione che riducendo il significato ai concetti più elementari rende impossibile concepire un pensiero critico individuale. Con la creazione della neolingua il partito censura quindi l’utilizzo di molte parole, convogliando quelle sgradite ( come ad esempio “democrazia” ) nell’unico termine “psicoreato”: in questo modo diventa impossibile formulare, e a lungo andare anche solo pensare ad un argomento “proibito”. I semplici concetti che renderebbero discutibile l’operato del partito diventano inesprimibili. La stessa parola “psicoreato” va ben oltre il divieto di esprimersi, ma si spinge appunto a vietare anche solo di pensare in modo divergente dai dettami del governo totalitario sotto il Grande Fratello.
Le scienze umanistiche sono di conseguenza cambiate:
i testi vengono riscritti espellendo tutto quanto non sia in linea con le idee del momento del Socing. Tutti i fatti che rivelino contraddizione o fallibilità del partito vengono periodicamente e sistematicamente cancellati e sostituiti, la storia non esiste più, se non per dare ragione al partito.
Ci si aspetta che gli uomini si adeguino, cancellando la memoria dei fatti indesiderati e sostituendoli coi fatti che il Partito vuole che si ricordino.
Così, per esempio, se si ribaltano i fronti e l’Eurasia diventa improvvisamente alleata dopo esservi stati in guerra fino a un momento prima, nessuno deve rilevarne la contraddizione e portare memoria della precedente ostilità, per cui diverrà vero che l’Eurasia è sempre stata alleata dell’Oceania e che non vi è mai inimicizia tra i due stati.

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

Piero Calamandrei – dal discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

Erano giorni che i lampioni della mia via di sera non funzionavano. Li hanno messi nuovi qualche anno fa e, devo dire, fanno una gran luce. Li hanno messi perché di notte la gente ha paura a percorrere quella strada al buio. Giusto, dico io, di notte è buio, da che mondo è mondo, e gli esseri umani atavicamente hanno paura del buio. Fin da bambini. Poi mi dico: vabbe’, però siamo diventati grandi, non siamo più bambini e nemmeno viviamo nelle caverne o sulle palafitte, non girano i lupi e le altre belve che spuntano da dietro i cespugli, non ci sono più nemmeno i cespugli, che bisogno c’è di illuminare a giorno una strada? Ah già, ci sono i delinquenti, soprattutto stranieri, predatori peggio dei lupi, che ci aspettano dietro le macchine parcheggiate per derubarci, violentarci, scannarci. Già, ma quelli ci sono anche di giorno, ovunque, per strada e nelle piazze, persino in banca, sotto forma di funzionario zelante che ci vende i bond taroccati con il beneplacito del direttore, della Banca d’Italia e del consorzio Patti Chiari. Ma tant’è. Mi dicono che devo avere paura e io, da bravo cittadino rispettoso delle istituzioni, mi sforzo e ho paura.
Ora, si dà il caso che nella mia via abiti anche il vicesindaco, nonché Assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Riccardo De Corato, un politico di lungo corso che, quando era all’opposizione – e c’è stato per moltissimi anni – faceva puntualmente le pulci alle giunte rosse, rosa e rosso-verdi degli anni ottanta, con una meticolosità quasi eroica. Da quando è diventato vice-sindaco, da una decina d’anni, è diventato nervoso, non gli puoi dire nulla che subito si arrabbia, anche perché ora le pulci le fanno a lui. Decorato ha fatto dell’illuminazione notturna una bandiera della sicurezza, vederci di notte come di giorno ti mette al riparo da qualunque pericolo. Peccato che di giorno qualcuno che ti dà una mano per strada lo trovi, di notte, luce o non luce, non c’è un cane. Per forza, tutti i bravi cittadini sono chiusi in casa come da ordinanza e chi è in giro o è stupido o è un delinquente. Dicevo dei lampioni: erano spenti da giorni. Poi, martedì, la luce fu. Forse su interessamento del vicesindaco che si è affacciato improvvisamente alla finestra e si è accorto dell’atmosfera tenebrosa, i tecnici, gli elettricisti, i cambia-lampadine, si sono affrettati a ripristinare l’illuminazione. E allora festa grande nel quartiere, finalmente con la luce si sarebbe potuto tornare fuori, ritrovarsi in piazza, fare le ore piccole, raccontarsela, rievocare i bei tempi andati quando si poteva uscire a qualsiasi ora del giorno e della notte relativamente sicuri, bastava non capitare in mezzo ad una sparatoria tra bande rivali o durante un’azione terroristica o uno scontro fra studenti e polizia, ma per il resto era una vita felice. Si sarebbe potuto, infatti, ma, non si è vista un’anima in giro, neanche con la luce dei lampioni. D’altra parte, ieri sera i lampioni si sono spenti di nuovo, malgrado il vicesindaco. Si vede che le lampadine non erano di buona qualità, saranno state cinesi di sicuro, taroccate e inaffidabili. Ora aspettiamo che l’Assessore alla Sicurezza si affacci di nuovo alla finestra e si accorga del buio e del pericolo incombenti. Come faceva la canzone di Gaber? Ma per fortuna che c’è il Riccardo…

Io: Buongiorno, sono venuto a concludere la pratica di liquidazione del conto corrente di mio padre deceduto a gennaio.
Lei: Ah sì, prego, s’accomodi. Ecco, queste sono le cifre degli interessi, delle spese, somme, differenze, totali, ecco qua.
Io: Bene…ma cos’è questo sette per mille che avete trattenuto?
Lei: Sono le spese di successione?
Io: Sono tasse?
Lei: No, spese di successione applicate dalla banca.
Io: Ah, e come è possibile? Dove sta scritto? Nel contratto?
Lei: No, ma in una circolare interna del 2005 in cui la direzione ci chiede di prelevare dal conto del correntista deceduto il sette per mille in fase di successione agli eredi.
Io: Mi dà la circolare?
Lei: No, è interna.
Io: E quindi?
Lei: Non gliela posso consegnare, ma se vuole gliela mostro.
Io: Faccia vedere.
Lei: Ecco, vede? È tutto in regola.
Io: No che non lo è. La circolare è interna, ma l’effetto è esterno, ai danni dei correntisti esterni, non sul vostro stipendio di dipendenti interni. Mi dia un foglio informativo in cui è scritta questa clausola.
Lei: Non lo abbiamo.
Io: Perché?
Lei: Perché non attiene alla normale gestione del conto.
Io: Non attiene alla normale gestione del conto? Vuol dire che i vostri correntisti non muoiono quasi mai e se càpita è un caso straordinario?
Lei: ….
L’altra: Qual è il problema?
Io: Il problema è che la trasparenza è una parola senza senso se non informate correntisti di tutte le clausole.
L’altra: Quale clausola?
Io: Quella del sette per mille. Perché non c’è sul foglio informativo?
L’altra: Perché non attiene alla ordinaria gestione del conto.
Io: Ancora. Ma lo sa che la morte è un fatto ordinario che capiterà prima o poi anche a lei e a me? A meno che i correntisti della vostra banca non siano immortali per contratto, nel qual caso apro subito un conto.
L’altra: Adesso mi informo, ma stia sicuro che se glieli abbiamo tolti è perché potevamo farlo.
Io: Certo, non ho dubbi, ma vorrei vederlo scritto da qualche parte.
Lei: Anch’io ho dovuto pagare una percentuale quando è morto mio padre.
Io: Capisco, ma non è normale fare le cose senza dirlo. Quando la mia banca mi abbassa il tasso d’interesse, mi scrive e me lo dice. Io tiro due moccoli, ma li ringrazio per avermelo detto. Voi lo fate?
Lei: Sì.
Io: E allora perché non li avvertite delle spese di successione?
Lei: ….
L’altra: Ecco il suo documento informativo. Me lo firma per ricevuta?
Io: Certo…..ecco, vede? A pagina 4 c’è scritto: Spese di successione: sette per mille. Non è un’informazione segreta e riservata. È scritta sui vostri normali fogli informativi. Perché non potevo averlo senza discussioni?
L’altra: Ma non è la normale gestione del conto.
Io: Ho capito che ci augurate lunga vita e ricchi depositi, ma non credo di dirle una cosa nuova se la informo che i conti si estinguono esattamente come i loro titolari e i dipendenti di questa banca. Auguri.
L’altra: Grazie.
Io: Esequie, esequie vivissime

Questa lieta conversazione si è verificata, parola più parola meno, ma il tono era assolutamente grottesco, in una banca di c.so Buenos Aires a Milano la settimana scorsa. Altro che elisir di lunga vita: l’immortalità è un conto corrente!