Una ragazzina di Milano, sedici anni, figlia di immigrati dal Bangladesh, seviziata, persino frustata, perché vuole vivere come le sue amiche e coetanee italiane, senza le restrizioni religiose e tradizionali di famiglia. Finisce in ospedale e in comunità protetta e i genitori denunciati.
Una donna marocchina vessata dal marito e dalla suocera perché troppo “occidentalizzata”, viene salvata dalla Associazione Donne Marocchine che segnalano il suo caso alla polizia, che interviene.
Una ragazza egiziana sposa di nascosto in patria un ragazzo connazionale, ma sua padre la tiene prigioniera in un magazzino, perché non è d’accordo sulla scelta dello sposo.
E l’elenco potrebbe proseguire.
Due estati fa nel bresciano il caso di Hina, la ragazza pakistana sgozzata dal padre per gli stessi motivi.
Sono sempre di più i casi di ribellione alle imposizioni di genitori autoritari, che arrivano fino alla violenza fisica pur di far rispettare le tradizioni familiari. Quasi sempre si tratta di famiglie di immigrati, visto che le famigli italiane non hanno quasi più questo problema, semmai il contrario: figli fin troppo attaccati alle gonne di mamma o ai pantaloni di papà e alle loro borsette e portafogli.
La politica non sa come muoversi, o meglio, la destra lo sa benissimo, utilizzando la solita paccottiglia razzista e xenofoba, volta solo a creare tensione e diffidenza, se non odio, verso le comunità straniere “incivili”; ciò che fa specie è il silenzio imbarazzato da sinistra, che pencola tra la “libertà di scelta” di chi proviene da culture diverse e la pena per i maltrattamenti che queste sventurate sono costrette a subire, lasciando che la parte più becera della nostra classe politica gestisca la materia come più le aggrada, traendone tutti i vantaggi possibili. Ma lo vogliamo dire che se un padre massacra di botte la figlia, provenga dal Marocco, dal Bangladesh o dalla Polinesia è un delinquente e basta? Vogliamo affermare che se è giusto spiegargli che nel nostro Paese le cose si fanno diversamente, glielo illustreremo mentre si trova dietro le sbarre e sua figlia ben lontana dalle sue mani? E vogliamo chiarirgli che se la cosa non gli sta bene, una volta scontata la pena per le lesioni che ha provocato ai suoi familiari, può fare le valigie e tornarsene da dove è venuto, con la preghiera di starsene lontano dai nostri confini?
La parola buonismo non so chi l’ha inventata, ma doveva essere un imbecille, perché non ha senso, tuttavia è ora di smetterla di girarsi dall’altra parte, fare spallucce perché non si sa cosa dire. C’è una sola cosa da dire: basta con le botte!