Buona la scusa: visto che molti poveri sono sfruttati dal racket dell’accattonaggio, eliminiamoli dalle strade e rovineremo la piazza ai boss dell’elemosina. E chi sfruttato non è? E chi è accattone di suo? Ci sono sempre stati coloro che per vari motivi decidono di vivere di elemosina. Sono stati persino fondati ordini religiosi basati su questo. Il patrono d’Italia era un accattone. Siamo pur sempre un Paese cattolico, fino a prova contraria, ce lo ricorda praticamente ogni giorno un signore teutonico e la sua congrega. Niente da fare: sindaci di destra e di sinistra, di centro, di sopra e di sotto, tutti d’accordo ad emettere ordinanze contro chi allunga la mano per ricevere qualche spicciolo. Ma perché? “Perché lo vogliono i cittadini” – rispondono. E perché lo vogliono i cittadini? Che fastidio danno realmente gli accattoni? Basterebbe ignorarli e, tolti gli atteggiamenti insistenti e aggressivi di alcuni, non ci sarebbero problemi. E invece no, il problema esiste, eccome: ignorarli è impossibile. La coscienza parla, strilla, si fa sentire. Nonostante siamo riusciti in buona parte ad insonorizzarla, basta la vista di un individuo accovacciato per terra, con vestiti dai colori inesistenti, che porge il palmo o mostra un cartello con la scritta “Ho Fame”, magari corredato dalla fotografia di bambini e familiari, per disintegrare la corazza di indifferenza e farci sentire un fastidio fisico che attribuiamo allo straccione, che, quindi, merita di essere redarguito, punito, cacciato, espulso, “vaporizzato”, in modo che non ci faccia più stare così male. E allora ecco la burocrazia venirci in aiuto: quel sistema di carte bollate, timbri, firme, sigle, codici, numeri, articoli, commi, dal linguaggio impossibile, che odiamo con tutte le nostre forze quando si rovescia su di noi, eccolo produrre l’ordinanza che aspettavamo, che ci farà dormire sonni più tranquilli, che ci farà svegliare in un mondo migliore, in cui sia impossibile inciampare in uno schifoso poveraccio che non mangia da giorni, che fruga ignobilmente nell’immondizia, che non ha avuto una vita con le nostre opportunità e se le ha avute non le ha sapute sfruttare, l’incapace, che è stato licenziato, il lazzarone, che non sa come procurarsi una casa, l’impedito, che è stato abbandonato da tutti, l’asociale, dalla famiglia e dagli amici, il nemico pubblico, che ha dimenticato cos’è la dignità, il rifiuto umano, che gliel’hanno calpestata, stracciata, buttata via come una carta sporca. Finalmente l’ordinanza che ci libera dal male. Amen.