vec-180×140.jpgUna tempo si consentiva alle truppe il saccheggio. Serviva da sfogo e ricompensa per lo stress da combattimento. Ai politici il potere e la ricchezza, ai guerrieri le donne e gli spiccioli. Poi si pensò di mettere fine alla barbarie e ad organizzare meglio il “sacco” (siamo civili, no?), ad industrializzarlo e a dargli un’altra forma più consona ai tempi nostri. Già durante la guerra del Vietnam si mandavano le star di Hollywood (ma anche le conigliette di Playboy) a consolare i berretti verdi in modo che la sera in branda avessero qualcosa da ricordare e su cui fantasticare. Contemporaneamente li si inviava in licenza nelle retrovie in Thailandia, favorendo la nascita di centinaia di bordelli, sex bar e “baracche” di tolleranza dove per pochi dollari si poteva trovare soddisfazione di ogni tipo. Non sorprenda quindi che un generale con stellette (chissà quante!?), ancorché candidato per il PD, rilasci un’ intervista in cui non disdegni l’ipotesi di bordelli organizzati per i nostri contingenti all’estero. Inoltre, ammesso e non concesso che nelle forze armate alligni l’omosessualità (il generale immagina soldati con ombretto e lucida labbra), perché non pensare a case di tolleranza anche per gay (vogliamo discriminare?)? E per le donne? Vogliamo dimenticare le quote rosa in divisa? E che dire di un po’ di sano “nonnismo” (soft, parbleu!) che tempra il corpo e lo spirito? Portiamo un po’ di caserma in parlamento. Si può fare? Yes We Can.