Archive for aprile, 2008


Chi evoca continuamente fucili, pistole e spingarde ha evidentemente voglia di sparare. Bene, la voglia se la può cavare nella videoteca sotto casa: si può procurare una decina di dvd porno e poi si può sparare tutto quello che vuole. Attento a non diventare cieco però, perché un po’ rimbambito già lo è. O almeno ne ha l’aria.

Che cera!!!

pio_b1.jpg

Quarant’anni (di sepoltura) e non sentirli.

A vederlo sembra un pensionato qualsiasi alle prese con i conti della spesa, l’affitto, le bollette, i ticket e tutte le ubbìe quotidiane dei nostri padri e nonni. Invece è un signore con un patrimonio stimato in 18 miliardi di euro, è svedese, anche se vive in Svizzera, si chiama Ingvar Kamprad e oltre sessant’anni fa ha fondato l’Ikea. E’ in pensione per modo di dire, perché dirige ancora l’impresa dietro le quinte, tuttavia fa una vita di bassissimo profilo, se si eccettua qualche viaggio all’estero ogni tanto, ma solo per lavoro; fa la spesa alla Migros e alla Coop, ogni tanto si concede una cravatta nuova o una camicia. Si è comprato anche una Porsche, ma non la usa mai. In un’epoca in cui l’ostentazione della ricchezza è l’attività più in voga, anche tra chi non la possiede, il signor Ikea fa la sua curiosa figura. A pensarci bene, si sospetta la sindrome di Paperone, che possiede tre ettari cubici di denaro, ma indossa da secoli la solita palandrana e per spendere un dollaro deve prima prendere un ansiolitico, ma Kamprad ribatte: “Che male c’è a confrontare i prezzi sulle bancarelle o andare al mercato poco prima della chiusura per usufruire degli sconti? Meglio passare per tirchi che gettare i soldi dalla finestra.” Naturalmente la sua villetta di Epalinges, nel cantone Vaud, è interamente arredata con mobili che lui stesso, si dice, ha fabbricato e montato. Vorrà mica regalare soldi alla concorrenza, no?

attila.jpgMi chiamo Attila, come il capo unno che era solo poco meno peloso di me. Qualcuno già mi conosce, perché il mio padrone ogni tanto mette una mia foto sul suo blog senza neppure chiedermi il permesso. Noi gatti, però, non facciamo caso a queste cose, il diritto d’autore è superato nella nostra società, solo gli umani si accapigliano ancora per queste inezie. Tra felini comunichiamo telepaticamente e l’immagine è comunque irreplicabile data la sua bidimensionalità che non restituisce minimamente la nostra intrinseca superiorità intellettuale e fisica. Mi piace essere gatto, ne vado orgoglioso e stabile sulle mie quattro zampette pelose e morbide, più dritte di quelle della Moss e più affusolate di quella della Bellucci. Devo tornare qui, perché pare che qualcuno abbia frainteso il mio messaggio qui sotto, ritenendolo una sorta di insulto nei confronti di una parte degli elettori umani. A parte il fatto che, chiamandomi Attila, ho una concezione dello Stato tutta mia che non contempla elezioni, ma sono anche gatto e quindi per la mia specie le gerarchie derivano da altri fattori tutt’altro che democratici, come li chiamate voi umani. Da noi non si vota, anche se pure tra i felini vince la forza di convincimento, il carisma, il seguito maschile e femminile che si riesce a creare attorno a sé, un po’ come succede tra gli umani, ma senza schede elettorali, volantini e comizi catodici. Non sappiamo bene come succede, fatto sta che ad un certo punto un gatto è capobranco e tutti gli altri gli obbediscono. In realtà, il giudizio sui grulli era indirizzato proprio alla specie umana tutta, che è proprio strana. Lo vedo a casa mia: c’è il mio padrone che da ieri pomeriggio è diventato intrattabile, non gli si può dire niente che ha il piede col colpo in canna, pronto a mollare pedate se solo oso disturbarlo con una richiesta non giustificata. Delle elezioni ho capito alcune cose: gli umani vanno a votare ogni tanto, dopo avere subito un bombardamento di messaggi espliciti e subdoli attraverso radio, giornali e televisioni. Lo fanno di nascosto, quasi si vergognassero di quello che vanno a fare. Dopo un paio di giorni si dividono in due: quelli che esultano e quelli che frignano. Dopo due settimane, quelli che esultavano cominciano ad essere un po’ meno allegri e quelli che frignavano iniziano a sperare di andare ancora a votare, salvo lamentarsi perché sono costretti a farlo ogni momento. Il fatto è che nessuno resta mai contento del risultato ottenuto. Io non capisco molto di politici e partiti, ma stamattina ho sentito alla radio un tizio che diceva di avere sempre votato per quel micione di Bertinotti. Bene, deluso dal governo di quel frugolone di Prodi, tutto ciccia e bofonchiamenti e non sopportando quel vecchio spelacchiato di Berlusconi, che promette croccantini per tutti, ma tiene per sé la carne fresca e le micie più gnocche, ha creduto giusto votare alla Camera per quell’attaccabrighe di DiPietro, sempre in giro a morsicare tutti, e al Senato per quella gattaccia ruffiana e rifatta della Santanché . Gli umani sono grulli perché si illudono di credere di poter volare, poi cascano, si fanno del male, strillano, danno la colpa agli altri, non si prendono una responsabilità che sia una e reagiscono rabbiosamente peggiorando la loro stessa situazione. E poi il barbaro sarei io! D’altra parte, i miei cugini americani mi fanno sapere che anche da loro è lo stesso. I loro padroni bestemmiano contro il presidente che li ha mandati in guerra e li ha ridotti sul lastrico, dimenticando che lo hanno votato due volte di seguito. Ribadisco: grulli siete e grulli rimarrete, finché non vi reincarnerete in una specie superiore: la mia.

Robe da gatti/3

.jpgBeh? Cosa avete da guardare? Mi consola solo di non appartenere ad una specie grulla come la vostra.

Robe da gatti/2

guarda.jpg

– “Guarda che stavolta ti meno.”

– “Mi si sono arricciati i peli della coda dalla paura.”