vicini.jpgUno dei sistemi più in voga per tirarsi su il morale è uscire e comprarsi qualcosa, qualsiasi cosa, purché sia bella, piacevole, esattamente la cosa che si desidera, nuova e gradevole. Piacere effimero, di vago sapore consumistico, ma efficace. È quell’ aiutino (termine che mi ha creato la formazione di un eczema alla mano destra e un rush cutaneo alla sinistra mentre lo scrivevo, ma rende l’idea) utile a superare il momentaneo sconforto nel quale, prima o poi, tutti inciampano. È una lieve euforia, che risolleva gli angoli della bocca, rilassa la pelle sulla fronte, cancella quella riga in più che non avevi ancora notato e che si riformerà domani, rende più luminosi gli occhi, diffonde un tiepido calore dalla bocca dello stomaco, ti fa sentire più leggero e ti fa pensare che, in fondo, la vita non è poi così male e le cose si aggiusteranno, magari domani o la prossima settimana, ma intanto mi godo l’acquisto appena fatto. Reazioni umane. Solo umane?
In queste notti pre-invernali la temperatura è scesa sotto lo zero anche in città e la copertina leggerina trapuntina azzurrina coloratina coi fiorellini primaverilini non è più sufficiente a farmi provare completamente il conforto notturno del letto morbido e caldo entro cui mi piace infilarmi e riposarmi finché sveglia non ci separi. Perciò ieri sera, con sprezzo del pericolo, sono andato in cima all’armadio a prelevare la spessa (ma leggera e calda) coltre invernale, subendo anche qualche derisione dal pinguino di casa che, se non soffia il blizzard e le parole non si congelano a mezz’aria appena pronunciate, non vorrebbe sentir parlare di termosifoni e coperte di lana. A volte penso che “nella steppa sconfinata a quaranta sotto zero, a infischiarsene del gelo coi cosacchi dello zar” avrebbero dovuto mettere lei invece di Popoff, ma è andata diversamente. Da qualche tempo, però, ho scoperto che la curiosità felina si trasforma in entusiasmo di fronte a tappeti, coperte, copridivano, mobili, qualsiasi oggetto nuovo che possa essere sfruttato come luogo di riposo, meditazione, gioco, osservazione, pulizia personale e quant’altro. La novità che scatena l’entusiasmo, credo, sta nell’odore del nuovo oggetto e nel processo di presa di possesso. Infatti, uno dei gesti più comuni è strusciarsi con le guance e la schiena, ribaltarsi in capriole, salti, corse, inseguimenti, zuffe improvvisate e scherzose, ma che talvolta cambiano registro e diventa vere e proprie litigate con tanto di soffi e graffi, ciuffi di peli che volano nell’aria, ruggiti minacciosi e fughe rapidissime. Naturalmente di notte o nelle primissime ore del mattino. Come è accaduto oggi, alle sei, ben cinque minuti prima che suonasse la sveglia: un turbine a otto zampe ha attraversato e riattraversato la mia schiena (andata e ritorno) per poi disperdersi nella altre stanze dove ha raggrumato tappeti, rovesciato scodelle, ribaltato sedie, devastato il disordinato caos del tavolo rendendolo, se possibile, ancora più caotico, fino ad esaurirsi improvvisamente così come si era misteriosamente originato. E questo solo per una coperta posata sul letto, per la quale bastava un miagolìo di ringraziamento e un po’ di fusa. Avrei capito ugualmente, non c’era bisogno di inscenare una replica dell’uragano Katrina. Sono mici, bisogna capirli. Ma anche infornarli non sarebbe male. Scherzo, naturalmente.