Archive for 18 dicembre 2007


box_progetto_delfino.jpgA Natale tutti chiedono soldi, aiuti, fondi per ogni genere di iniziativa. Bisogna fare una scelta, anche quella di girarsi dall’altra parte e non dare retta alle richieste. Ma…a volte càpita di pensare che alcuni hanno più motivi di altri di ottenere ascolto. D’accordo, gli esseri umani dovrebbero avere la priorità sono della nostra stessa specie, però pensi anche che gli uomini, bene o male, sono fautori del proprio destino, mentre gli animali subiscono leggi che non hanno voluto, desiderato, votato, sono regole, né giuste, né ingiuste, semplicemente percorsi naturali. Ora, finché tutti gli animali seguono le stesse regole, le cose vanno bene, ma quando una specie forza le regole per proprio tornaconto, spesso non per la normale sopravvivenza, ma per mero sfruttamento delle risorse naturali allo scopo di ottenere un superfluo maggiore benessere, allora i percorsi non seguono più una traiettoria naturale e si deve intervenire. Mi sento particolarmente vicino al mare, a quell’ambiente, forse perché non mangio pesce (a parte le scatolette di tonno) e, visto che sono umano (vabbe’, non stiamo a sottilizzare), mi sento di spendere una parola per i cetacei, i mammiferi del mare, che sono oggetto di caccia spietata e pressocché inutile. Noi veniamo dal mare e i cetacei sono l’anello che tuttora ci ricongiunge all’ambiente acquatico. La fondazione Cetacea di Riccione si occupa di delfini, ma anche di tartarughe di mare, che cura nel suo ospedale, svolge attività didattica ed educativa con gli studenti e cerca, per quanto possibile, di difendere l’ambiente e di diffondere una coscienza ambientale, in modo che non ci sia bisogno di fanatici per difendere la natura, ma basti solo rispettarla per salvaguardarla. Pare che siano alla canna del gas e se non ricevono qualche aiuto entro pochi mesi chiuderanno. Pensateci. Pensiamoci.

vicini.jpgUno dei sistemi più in voga per tirarsi su il morale è uscire e comprarsi qualcosa, qualsiasi cosa, purché sia bella, piacevole, esattamente la cosa che si desidera, nuova e gradevole. Piacere effimero, di vago sapore consumistico, ma efficace. È quell’ aiutino (termine che mi ha creato la formazione di un eczema alla mano destra e un rush cutaneo alla sinistra mentre lo scrivevo, ma rende l’idea) utile a superare il momentaneo sconforto nel quale, prima o poi, tutti inciampano. È una lieve euforia, che risolleva gli angoli della bocca, rilassa la pelle sulla fronte, cancella quella riga in più che non avevi ancora notato e che si riformerà domani, rende più luminosi gli occhi, diffonde un tiepido calore dalla bocca dello stomaco, ti fa sentire più leggero e ti fa pensare che, in fondo, la vita non è poi così male e le cose si aggiusteranno, magari domani o la prossima settimana, ma intanto mi godo l’acquisto appena fatto. Reazioni umane. Solo umane?
In queste notti pre-invernali la temperatura è scesa sotto lo zero anche in città e la copertina leggerina trapuntina azzurrina coloratina coi fiorellini primaverilini non è più sufficiente a farmi provare completamente il conforto notturno del letto morbido e caldo entro cui mi piace infilarmi e riposarmi finché sveglia non ci separi. Perciò ieri sera, con sprezzo del pericolo, sono andato in cima all’armadio a prelevare la spessa (ma leggera e calda) coltre invernale, subendo anche qualche derisione dal pinguino di casa che, se non soffia il blizzard e le parole non si congelano a mezz’aria appena pronunciate, non vorrebbe sentir parlare di termosifoni e coperte di lana. A volte penso che “nella steppa sconfinata a quaranta sotto zero, a infischiarsene del gelo coi cosacchi dello zar” avrebbero dovuto mettere lei invece di Popoff, ma è andata diversamente. Da qualche tempo, però, ho scoperto che la curiosità felina si trasforma in entusiasmo di fronte a tappeti, coperte, copridivano, mobili, qualsiasi oggetto nuovo che possa essere sfruttato come luogo di riposo, meditazione, gioco, osservazione, pulizia personale e quant’altro. La novità che scatena l’entusiasmo, credo, sta nell’odore del nuovo oggetto e nel processo di presa di possesso. Infatti, uno dei gesti più comuni è strusciarsi con le guance e la schiena, ribaltarsi in capriole, salti, corse, inseguimenti, zuffe improvvisate e scherzose, ma che talvolta cambiano registro e diventa vere e proprie litigate con tanto di soffi e graffi, ciuffi di peli che volano nell’aria, ruggiti minacciosi e fughe rapidissime. Naturalmente di notte o nelle primissime ore del mattino. Come è accaduto oggi, alle sei, ben cinque minuti prima che suonasse la sveglia: un turbine a otto zampe ha attraversato e riattraversato la mia schiena (andata e ritorno) per poi disperdersi nella altre stanze dove ha raggrumato tappeti, rovesciato scodelle, ribaltato sedie, devastato il disordinato caos del tavolo rendendolo, se possibile, ancora più caotico, fino ad esaurirsi improvvisamente così come si era misteriosamente originato. E questo solo per una coperta posata sul letto, per la quale bastava un miagolìo di ringraziamento e un po’ di fusa. Avrei capito ugualmente, non c’era bisogno di inscenare una replica dell’uragano Katrina. Sono mici, bisogna capirli. Ma anche infornarli non sarebbe male. Scherzo, naturalmente.