i7g5izcx.JPGChi si somiglia si piglia – recita un vecchio detto. Forse è da lì che ha origine la polvere. Altrimenti da dove? Perché in certi angoli, dove non guardiamo mai per lungo tempo, si annidano grumi di schifezze pelose e tossiche, che appena le tocchi esplodono come cluster bomb dando origine a mille altre porcherie difficili da arginare, afferrare, bloccare, arrestare, trattenere, prima che si sfaldino, a loro volta, in tante altre sacche di virulente molecole di sporcizia in una sorta di partenogenesi pulviscolare geometrica, considerata la velocità di riproduzione e copertura di vastissime superfici? Basta che ti giri un attimo e quando riguardi ecco già un velo grigio che opacizza la superficie, lieve come “l’ultima neve di primavera” (con il piccolo Renato Cestié ndr), vellutato come un tiramisù, precario come un governo italiano quando è sufficiente lo starnuto di un senatore a vita per buttarlo all’aria. Ed è facile starnutire in presenza di polvere. A me basta pensare a Polvere di Enrico Ruggeri per sentir prudere il naso (“Polvere, troppi ricordi, è meglio essere sordi e forse è già tardi per togliere la polvere dagli ingranaggi, dai volti dei saggi coi pochi vantaggi che la mia condizione mi dà” grande canzone del buon vecchio Rouge), figurarsi cos’ho provato nel naso, e non solo, quando, da una mensola sopra la scrivania su cui era poggiato da diversi anni, si è levato in volo un porta-cd di legno col suo carico di dischi e dischetti che, dopo una parabola di qualche metro, è atterrato in fase d’emergenza sul pavimento, sfiorando la stampante, un amplificatore e una sedia, su cui era assisa quella luminosa e armonica entità, che rappresenta l’appiglio a cui si aggrappa ogni tanto il mio spirito anarchico e caotico per ritemprarsi prima di rituffarsi nel mare di….va be’, lasciamo perdere, non è questo il momento. Ci si chiederà, a questo punto: ma i porta-cd non si alzano in volo, non sono dotati di propulsore e solo in situazione di mancanza di gravità si può pensare ad una situazione simile, quindi: se chi scrive non vive nella ISS (International Space Station) e non sta orbitando attorno alla Terra, ma abita in un normale appartamento milanese, com’è possibile un simile prodigio? Magia? Illusione? Spiritismo? Stregoneria? Piante psicotrope? Funghi allucinogeni? Peyote? Psilocibina? Datura? Vive lì Don Juan? La risposta è no: vive qui un gatto, che porta il nome di un musicista nato subito dopo la morte di Mozart e che, se avesse saputo del suo discendente di duecentocinquant’anni dopo, non avrebbe perso tempo con le Gazze, perché se c’è un animale che incarna l’indole delinquenziale specializzata in furto con destrezza, questi non ha le penne, ma il pelo, non il becco, ma i baffi, non le ali, ma le orecchie, non due zampe, ma quattro, non gracchia, ma miagola. E provoca catastrofi non naturali ovunque si aggiri, causando danni non sempre riparabili, rumore, spavento, nervosismo, ansia, istinti omicidi, pruriti ai piedi, velleità sportive, desiderio di fare goal calciando in rete una palla di pelo invece che di cuoio, strani e curiosi fenomeni che non ci si immaginerebbe cagionati da un animaletto così apparentemente inoffensivo.
Ah, dimenticavo: la polvere che c’entra? C’entra eccome, perché su quella mensola non passava uno straccio dai tempi in cui le comunicazioni viaggiavano sulla pelle dei tamburi e quindi la nebbia che si è alzata ha oscurato mezza città, tanto che il sindaco si è messo a piangere e stava stracciando la delibera sull’ecopass, ormai inutile e inadeguata al precipitare della situazione. In compenso la mensola ora è più ordinata e pulita, pronta ad affrontare il nuovo millennio. E una nuova incursione pelosa.