trippa1.jpgÈ immediata, improvvisa, sorprendente, ti coglie a tradimento e dopo pochi secondi ti lascia solo un ricordo del suo passaggio, una traccia nella memoria, ma nemmeno troppo evidente, tanto che nel giro di qualche ora anche quella sarà spazzata via dalla brezza della quotidianità. Ti fa pensare, però: quella esatta combinazione di parole, lette e sentite, immagini, suoni, riflessioni, è impossibile che si formuli più di una volta nella vita, è troppo complessa da replicare, le variabili sono infinite, come per un pittore astrattista o informale pensare di dipingere una copia esatta di un suo quadro o per un improvvisatore, che suona con gomiti e avambracci dentro e fuori dal pianoforte, di schiacciare esattamente gli stessi tasti o pizzicare le medesime corde in due repliche uguali dello stesso concerto. Allora com’è che succede? Cosa frulla nella mente per ottenere quell’effetto? Memorie oniriche? Proiezioni mentali di ritorno? Un curioso gioco di specchi che fa rimbalzare l’immagine più volte tanto da non distinguere più l’originale dal riflesso? Poteri chiaroveggenti? Cortocircuiti neuronali? Telefono all’elettricista, al vetraio o allo strizza? Deja vu, li chiamano. Ai meno fortunati càpitano spesso, a me una volta ogni due o tre anni, l’ultimo stamattina mentre lavoravo, cuffia in testa, mi ha lasciato per qualche secondo senza parole. In diretta.