preserv.jpgLo Stato lascia liberi i cittadini di fare del proprio corpo ciò che vogliono, consentendo la prostituzione. Poi promulga leggi che non lasciano libero il cittadino di fare ciò che vuole dei propri fluidi corporei. La prostituzione produce reddito, ma lo Stato fa finta di non saperlo. Se ne accorge solo quando questo reddito viene sottratto tutto o in parte da persone terze, estranee a chi si prostituisce (proprietari di case, appartamenti, alberghi dove avviene il meretricio, papponi, sfruttatori, delinquenti eccetera), configurando così il reato di sfruttanmento della prostituzione. Di fatto, il reddito di chi si prostituisce è inesistente o, meglio, esiste, ma non può essere speso e/o investito, perché, altrimenti, se ne accorge l’Agenzia delle Entrate, il braccio armato del Ministero delle Finanze. Una sentenza della Corte di Cassazione definisce il denaro percepito dalla prostituta come «forma di risarcimento del danno» che, vendendo se stessa, la donna subisce alla sua dignità. Come tale non può essere tassato. Già, ma quando la prostituzione è volontaria e senza alcun obbligo da parte di terzi, la “lesa dignità” sembra tanto una forzatura, ma lo Stato non vuole essere “pappone”, perciò manda l’Agenzia delle Entrate a fare il lavoro sporco. Ed è così che una prostituta, dopo una ventina d’anni di “onorata” carriera, decide di investire il gruzzolo risparmiato in macchine e appartamenti, che vengono dati in affitto e che producono, evidentemente, un reddito. Reddito intercettato dal fisco che ne chiede ragione. Sembrerebbe logico che chiedesse informazioni sull’entità degli affitti riscossi. E invece no: il fisco vuole conoscere l’entità delle entrate della prostituta (entrate economiche, maiali!) quando esercitava la professione. Non potendo giustificare il reddito con pezze d’appoggio, gli agenti hanno calcolato un reddito presunto, che ha portato ad una valutazione di quasi 70000 euro di evasione fiscale. La donna, ex prostituta, ha vinto in primo grado, ma ha perso l’appello. La bella si gioca in Cassazione. Gli ultras della curva Vigevanese sono già mobilitati. A Smirne, Turchia, paese civilissimo, esiste un quartiere dove si esercita la prostituzione in negozi con tanto di registratore di cassa, ragazze praticamente in vetrina. Si paga lo scontrino per entrare nel negozio e vedere le ragazze, parlare con loro e poi si paga una seconda volta per la prestazione. Smirne è candidata assieme a Milano per ospitare l’Expo 2015. Da noi una cosa del genere nemmeno si immagina, eppure qualcosa bisognerà pur studiare per intrattenere i milioni di persone che verranno in città per l’esposizione universale. Mica avranno solo voglia di girare per giardinetti, musei e teatri. Nel megaprogetto Rho-Pero non sarà prevista una struttura per questo genere di intrattenimento?