01.jpgÈ uno di quei giorni che ti prende la malinconia, recitava il poeta. In realtà stamattina, appena sveglio non pioveva, non era grigio, era buio, blu notte, più o meno come il nuovo template che piace tanto a tutti. Sapevo già della notizia più buffa del giorno, ormai di ieri, ma nemmeno quella mi metteva di buon umore. Non più di tanto, insomma: sto pensando anch’io di chiedere i danni morali ai Savoia per le tre guerre d’Indipendenza e le due guerre mondiali che hanno, in un modo o nell’altro, dichiarato o avallato e rifilateci nei libri di scuola con tutte quelle battaglie e relative date da imparare a memoria. Ma pazienza, è acqua passata, è marcia e speriamo che se la bevano. Dicevo: poi, appena fu la luce, illuminò un paesaggio nebbioso, umido, grigiastro, di quelli che ti si appiccicano addosso e ti porti in giro tutto il giorno. È uno di quei giorni che…diceva sempre il poeta, ma non aveva fatto i conti con Paz Vega e Swarovsky. Ora, chi sia Swarovsky è noto ai più, praticamente l’inventore del cristallo di Boemia. Chi sia Paz Vega è noto soprattutto al pubblico maschile: basta guardare una sua foto e non c’è bisogno di aggiungere altro, la parole diventano superflue e rischiano di rovinare il clima. Vengo a sapere che la Vega, per scattare delle foto, si è vestita di seimila (6000) cristalli Swarovsky. Chissenefrega, direte voi, avesse risparmiato sui cristalli si sarebbe visto di più! Io, invece, che di mestiere mi complico la vita, mi sono messo nei panni di chi glieli ha appiccicati addosso. Dicono che ci siano volute 14 ore. E chissà quanta colla! Questo tapino ha passato 14 ore praticamente addosso a Paz Vega per appiccicarle uno per uno seimila cristalli di Boemia. È proprio vero che c’è sempre chi sta peggio. Mi chiedo, in vista delle riforme del welfare prossime venture: può rientrare nel novero dei lavori usuranti del corpo, della mente, dell’amor proprio, un’occupazione del genere?