catus.jpgMi dispiace per Cesare Beccaria e il povero senatore Gozzini, per l’avvocato Pisapia e tutti i garantisti, quelli veri, nonché coloro che credono nella riabilitazione del delinquente. Chi sbaglia deve pagare e ha così la possibilità di rifondere il debito nei confronti della società ed ottenere così una seconda opportunità, riscattare il proprio passato e diventare persino un esempio di dirittura morale. Ma quando? Ma dove? Ma in che film? Chi ruba paga, quando paga e dopo avere pagato torna a rubare, non c’è redenzione, non c’è riscatto, non c’è recupero, ma quale dirittura morale. C’è solo la stortura immorale di chi si mette contro le regole sociali consapevolmente e agisce in modo criminoso anche contro chi si offre come amico, perché la natura ladresca è insita in lui e non sarà estirpata da una punizione, da una pena, per quanto severa, financo crudele, perché non si può piegare la natura. Basta guardarlo negli occhi il ladro per capire che non finirà, che non sarà la prigione, la sbobba del carcere, l’ora d’aria, l’isolamento, la ristrettezza degli spazi, la negazione dei diritti a raddrizzargli la coscienza. Aveva ragione Lombroso: i tratti somatici la dicono lunga. Solo che lui si basava su criteri elementari e ingannevoli, mentre le differenze sono molto pìù sottili: è proprio colui che appare affidabile, rassicurante, innocente, che nasconde l’istinto criminale, altrimenti sarebbe molto più facile prevenire il reato; mentre quello ti colpisce a tradimento, quando meno te l’aspetti, quando credi di essere in compagnia di individuo a modo, onesto, timorato delle leggi terrene e divine. Se poi è fulvo di pelo guardati le spalle, fratello, perché altrimenti non hai scampo.
Avevo un pettine fino a tre giorni fa. La natura mi ha dotato di capigliatura tuttora folta e un attrezzo di quel genere mi torna utile, soprattutto alla mattina, quando sulla mia testa sembra che abbiano giocato una partita di pallone mentre dormivo. Basta quello e una spruzzata d’acqua per tornare ad avere un aspetto decente che non ricordi, se non vagamente, un tagliatore di teste della Nuova Guinea, sempre che ce ne siano ancora e le teste ridotte non siano Made in China fabbricate a Castellamare di Stabia. Comunque, il pettine mi serviva, era utile, lo conservavo in una scatola assieme ad altre spazzole, perché so che non ci si può fidare a lasciare in giro certi oggetti, soprattutto se di forma allungata, come penne, matite, spaghetti, maccheroni, gomme per cancellare e così via. Ora quel pettine è scomparso, volatilizzato, evaporato, dissolto, teletrasportato in un universo parallelo, dove un anti-me forse sta tentando di usarlo, non sapendo che potrebbe scatenare una reazione a catena che coinvolgerebbe la sua e la nostra dimensione. Ho guardato ovunque, in ogni stanza, sotto ogni mobile ed elettrodomestico, ma non ho trovato che il vuoto, l’assenza, lo spazio, l’aria, la polvere e anche un vecchio pennarello rinsecchito finito, chissà come (!!!), sotto la lavatrice in bagno. L’indagine casalinga non ha portato a grandi risultati. Tutti negano o mostrano indifferenza, presentano alibi difficili da controllare, ma il pettine non si trova. Eppure non può essere uscito di casa, chi l’ha preso deve averlo nascosto bene. Ho persino controllato – ormai, perso per perso – la lettiera dei gatti, ma neppure lì vi era traccia. Io ho forti sospetti, se non altro per i precedenti penali che riempirebbero un volume delle pagine gialle, ma non posso provarli. Tuttavia lo tengo d’occhio e alla prima mossa falsa lo inchiodo. E a Natale si mangia spezzatino.