Amare fa male. Amare ferisce. I segni restano, faticano a guarire e anche quando le ferite si rimargineranno, un’ombra sulla pelle ci rammenterà per sempre quel graffio. Lo so da molto tempo, ma ieri me lo sono ricordato.

C’è un armadio zeppo di cose: Cd, cassetta degli attrezzi, risme di carta, cartellette, sacchetti dei plastica, trasportino per il micio. L’armadio è sovrastato da scatole vuote (chissà perché le tengo?), fascicoli, copioni, buste imbottite, una gruccia appendiabiti, due blocchetti di legno avanzati dal montaggio di una libreria (chissà perché li tengo?) e qualcosa d’altro. E’ un luogo curioso dentro e fuori, interessante per un cervellino di pochi grammi ricoperto di pelo rosso. Ed è così che, mentre cerco un cacciavite inginocchiato per terra a livello di cassetta degli attrezzi, mi sento per un attimo sgabello, trampolino, rampa di lancio, nel momento in cui le mie terga avvertono una decina di artigli che affondano nella carne, per produrre la spinta dal basso verso l’alto tale da consentire il trasferimento del cervellino peloso, con il seguito di corpo, zampe e coda, sino alla cima del mobile. Càpita, però, che l’ammasso di scatole, buste, copioni, blocchetti e gruccia appendiabiti, siano posti in equilibrio instabile sul ripiano dell’armadio e, comunque, non prevedano l’assalto di un quadrupede che la Natura ha inavvertitamente dotato di capacità di scelta tra il bene e il male, tra l’obbedienza e la disobbedienza alle imposizioni di chi è più grande, alto e forte di lui e lo mantiene a croccantini e coccole. L’equilibrio già instabile, infatti, entra ancora più in crisi e, coadiuvato dalla tristemente nota forza di gravità, provoca la caduta dei suddetti gravi verso il basso, dove, casualmente, si trova il sottoscritto, il quale riceve sul coppino una certa quantità di scoppole. Non bastasse, tra i “gravi” che ricevo tra capo e collo, vi è anche la causa dello smottamento, il “perfido peloso”, il quale, spaventato per l’incidente, decide di “sgommare” nuovamente sulla mia schiena per schizzare via il più velocemente possibile e nascondersi sotto il letto. Ora la mia schiena assomiglia ad una carta geografica del Delta del Po, lo scalatore rosso si è consolato svuotando la scodella ed io sono qui che medito sulla possibilità di appendere salami di Felino in cantina per la stagionatura. A Natale saranno pronti?