Archive for ottobre, 2007


Vallanzasca “evade” nel blog e finisce nella “rete”.

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Sarà più facile che mi spuntino le ali sui talloni o impari a memoria l’orario ferroviario piuttosto che mi càpiti di dirigere un giorno qualcosa come un’azienda che fattura quotidianamente milioni di euro. Ma se in un’altra vita, in un’altra reincarnazione, in un’altra dimensione, in un altro universo dovesse succedere una cosa del genere, starò bene attento a quel che accadrà negli uffici, tra gli impiegati e collaboratori. Soprattutto pregherò tutti affinchè non mi vogliano troppo bene. Anzi, mi renderò anche un po’ antipatico, non troppo, quel tanto che basti a non farmi fare favori non richiesti. In questo modo mi eviterò un sacco di guai. Ma ci pensate? Quanto tempo perso tra avvocati, tribunali, giudici con le toghe di ogni colore, a spiegare che io non c’entro, che non sapevo, che mi fidavo talmente dei collaboratori che davo loro la chiave della cassaforte, la disponibilità dei conti italiani, svizzeri e caraibici, consentendo loro di fare ogni tipo di operazione, anche di centinaia di migliaia di dollari, ma non per farmi risparmiare guai con la guardia di finanza o per farmi ottenere acquisti vantaggiosi di aziende in liquidazione, ma per le normali operazioni finanziarie che ogni azienda di quelle dimensioni realizza normalmente ogni giorno. Uffa! Quanto tempo perso. No, no, spero che non succeda mai. Anche se alla fine, lo so, nelle altre dimensioni, negli altri universi, sugli altri pianeti, la giustizia trionfa e le toghe tornano ad essere del colore giusto, non sarebbe possibile sopportare un calvario simile, pure se in premio mi dessero la presidenza del consiglio. Soprattutto perché, per avere quella, dovrei disfarmi delle concessioni governative, altrimenti non si può. o no?

I nordisti reclamano la secessione dai sudisti (è il vecchio problema del nord che diventa sud se lo si guarda da nord); gli orientisti reclamano la secessione dagli occidentisti (a Milano, il quartiere di Lambrate chiede di ricostituirsi come comune a sé, ripristinando la situazione ante 1923); un mio amico ha chiesto la secessione da sua moglie (si chiama divorzio, ma in pratica è quello); io secedo da me stesso e voglio costituirmi in società, con me come datore di lavoro e dipendente, mi pago e dichiaro incassi e spese a bilancio zero. Pare che con gli U2 funzioni.

keyimg20040714_5085062_0.jpgSi è sempre il sud di qualcuno. Ma anche essere a nord non è sempre il massimo. Tuttavia si parla sempre del sud del mondo per indicare le aree geografiche degradate. In Italia il sud è quel che sappiamo, ma anche a Parigi non hanno grande considerazione per i marsigliesi e a Berlino parlano ammiccando dei bavaresi. In Norvegia, invece, la capitale è meridionale, mentre se vieni dal nord, per bene che ti vada sei considerato un allegro boscaiolo, altrimenti sei un “sami” mandriano di renne, un po’ puzzolente, mezzo tonto, quasi un selvaggio, l’ultima ruota del carro. I punti cardinali non stabiliscono ovunque e nello stesso modo lo status sociale. Alle ultime elezioni svizzere l’UDC (ma Buttiglione e Casini non c’entrano), partito molto conservatore fondato e diretto dal miliardario Cristoph Blocher, ha ottenuto un ottimo 28,8%. A Berna si festeggia. I nazionalisti svizzeri cominciano a pensare che si vedano in giro troppe facce strane e si sentano pronunciare troppe lingue con accenti curiosi (da che pulpito!). Si stanno rispolverando vecchi slogan che gli italiani conoscono bene: gli stranieri portano via il lavoro agli svizzeri. Lo si diceva già quarant’anni fa dei nostri frontalieri. Ma a sud di Berna, sono ancora più realisti del re. Quella che è la Lega svizzera, il partito dei Ticinesi di Giuliano Bignasca, una specie di Bossi con i buchi, si pone a destra dell’ UDC e a nord di Zurigo (come non si sa, ma la politica può tutto), pretendendo regole ancora più severe nei confronti dei lavoratori stranieri comunitari. Infatti ha fatto il pieno di voti nel cantone di confine, dove l’UDC si è fermato all’ 8,6%. Nel comasco e nel varesotto sono preoccupati per il giro di vite che si prospetta. Essere trattati come ladri di lavoro senza motivo non piace a nessuno, considerato il fatto che il 60% delle tasse, i 42000 nostri frontalieri, molti dei quali già vessati da lavori duri, pesanti e flessibilità selvaggia, le pagano in Svizzera. Si sa: pecunia non olet, come gli elvetici avevano imparato duemila anni fa dai latini. Il vento del nord soffia sull’Italia, ma quello del sud soffia sulla Svizzera. Ma chi è a sud o a nord di chi?

Non credo alle favole, anche se mi piace sentirle raccontare. Le apprezzo un po’ meno quando me le spacciano per verità. Con tutta la simpatia che ho per la complicatissima mitologia indiana, non credo a chi dice che siamo il risultato di decine di reincarnazioni, che abbiamo avuto vite precedenti in cui siamo stati guerrieri, stregoni, sguatteri, re, assassini, ladri o santi. Credo che abbiamo avuto degli antenati, è certo, basta andare all’ufficio anagrafe e in qualche archivio parrocchiale in cui siano registrate nascite e morti. Ora, se nel nostro dna è racchiuso il patrimonio genetico (vero prof Watson?) e in tutti quei pezzettini di non so cosa è scritto se saremo alti o bassi, biondi o bruni, sani o malati, belli o brutti, forse anche scemi o intelligenti, quello è il risultato di una complessa combinazione, una specie di strano puzzle in cui ogni tanto si perde qualche pezzo che viene sostituito da un altro. Da dove vengono i pezzi del puzzle? Chi ce li ha rifilati, quelli e non altri? Perché ce li dobbiamo accollare? Non potremmo sceglierli prima di metterli assieme e vedere cosa viene fuori? Pare di no, soprattutto perché ce li hanno regalati i parenti: nonni, bisnonni, trisavoli, padri e madri, e, si sa, i parenti sono suscettibili, si offendono facilmente, quando ti fanno un regalo a natale non puoi fare una faccia schifata, ma ringraziare e sperare di poter riciclare quell’orrore. Così il patrimonio genetico, ce l’hai, te lo tieni e non si cambia. Cosa ci sia nel patrimonio genetico è cosa nota, ora non ve lo sto a dire perché lo sapete tutti, ma mi piace immaginare che la personalità degli antenati sia racchiusa in quella doppia elica lunga lunga, che ricorda la doppia scala a chiocciola progettata da Leonardo nel castello di Chambord. Perciò, quando qualche scalmanato si fa ipnotizzare con l’illusione di regredire alle vite precedenti, si ricorda di essere stato un contadino ittita, di avere partecipato alla prima crociata del 1099 come assistente di Goffredo di Buglione, di avere attentato alla vita di Carlo V, di essere morto in Russia alle porte di Mosca maledicendo Napoleone o a Caporetto prendendo a male parole quell’ incapace del generale Cadorna. Bello no? Da scriverci un romanzo o farci un film. Peccato che quelle immagini e parole siano probabilmente la somma, meglio, il prodotto di ricordi personali, immagini mentali, fantasia e, forse sì, anche memoria genetica, ma le vite precedenti sono quelle degli altri. Ho scoperto che a metà del diciannovesimo secolo c’era un senatore in Georgia che si chiamava Thomas E. Watson, scriveva articoli per la rivista The Jeffersonian ed era un attivista piuttosto convinto del Ku Klux Klan. E se fosse stato un antenato di James Watson? E se le strampalate teorie del Klan fossero emerse all’improvviso nella coscienza del prof senza che lui se ne avvedesse, complice una cattiva digestione o un bicchiere di troppo? Confermerebbe le sue parole successive: “non so come ho fatto ad affermare sciocchezze simili.” Troppo elementare per Watson?

Mondo Gatto

Che vitaccia!

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