Mi piaceva il Grillo comico, ai tempi dei programmoni nazional-popolari di Pippo Baudo, che l’ha scoperto; mi piaceva il Grillo radiofonico che interveniva nei programmi RAI alla mattina; mi piaceva il Grillo satirico che bastonava socialisti e democristiani e veniva cacciato dalla televisione democristosocialista; mi piaceva il Grillo ecorivoltoso dei palasport pieni di migliaia di persone paganti che si sganasciavano per le battute contro le multinazionali, ma che alle multinazionali facevano probabilmente il solletico; mi piaceva il Grillo che si godeva il dorato esilio televisivo rifiutando qualsiasi invito al ritorno (perché avrebbe dovuto se gli bastavano i palasport zeppi e paganti?); mi piacicchiava il Grillo blogger che risvegliava le coscienze e denunciava le storture e l’arroganza del potere; non mi piace il Grillo capopopolo, che si nasconde dietro la comicità e la satira per demolire la politica dei politicanti e dei partitucoli gestiti da arrivisti, senza fornire un’alternativa, perché è piuttosto semplice trascinare in piazza migliaia di persone come un pifferaio magico e quando il potere ti tratta da interlocutore tu gli rispondi che sei solo un comico. Un comico non fa il capopopolo. Un comico non garantisce le liste civiche ( in base a cosa, poi? si fa passare i curricula di tutti i candidati, fa delle indagini, ha delle banche dati segrete, è un agente della digos?). Un comico  non raccoglie firme, casomai si ferma prima. Se abbatti i partiti cosa resta? Non certo le liste civiche che, comunque, alla fine non possono fare a meno di aggregarsi ai partiti tradizionali nelle amministrazioni locali. Ancora una volta il potere lo eserciterà chi potrà permetterselo. Certo, anche i partiti non possono nascondersi dietro la mancanza di alternative democratiche per poi fare quel diavolo che vogliono. È un ricatto inaccettabile che Grillo fa bene a denunciare, ma non è certo il primo a farlo. Mi sta bene la denuncia in uno spettacolo, mi sta bene l’invito ad aprire gli occhi, ma non credo che un Grillo qualsiasi possa veramente convincere la gente, che ha molto altro a cui pensare, a impegnarsi in prima persona per rimettere in piedi il Paese. È la stessa gente che strillava “Di Pietro facci sognare!” e poi ha consentito a Berlusconi di vincere le elezioni del 94, dimenticandosi tranquillamente che Forza Italia era semplicemente il risultato del riciclaggio delle seconde e terze file dei partiti triturati da Tangentopoli, rimpolpati dai manager Fininvest e dagli intellettuali ex comunisti come Vertone e Colletti. E quando questo succederà ancora cosa dirà Grillo? A chi darà la colpa? Contro chi farà  il suo V-day? Riporrà il piffero e tornerà a fare soltanto il comico, un lavoro che fino ad ora gli ha garantito un benessere notevole? Tanto per restare in tema di comici e battute, una volta Paolo Rossi disse che quando Berlusconi  entrò in politica “trovò uno spazio vuoto, lo riempì di niente e fece il pieno”. Bertinotti, che non è un comico, dice che Grillo riempie i vuoti. Di cosa? Berlusconi è uomo di teatro come Grillo e sa come fare. Vogliamo il replay?

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