Mi è capitato in questi giorni di leggere un articolo sulle persone autistiche. Non sapevo che ci fosse un “orgoglio autistico” da rivendicare. In Inghilterra fanno dei raduni organizzati da autistici per autistici. Si rivendica la diversità, non l’handicap. Dicono: Noi autistici non siamo dei dementi, abbiamo solo un modo diverso di reagire rispetto a ciò che ci circonda. In realtà ci sono diversi gradi di autismo e molti autistici non sono in grado di badare a se stessi. Tuttavia questo articolo mi ha fatto tornare alla mente un film che ho detestato: Rain Man. Ve lo ricordate? Una storia il cui unico pregio era la straordinaria interpretazione di Dustin Hoffman accanto a un Tom Cruise che faceva…Tom Cruise. Cosa mi ha disturbato di quel film? Il tentativo di normalizzazione operato nei confronti del “diverso”, che viene accettato solo nella sua funzione utilitaristica. Perché è simpatico il “ritardato” Hoffman? Perché sa fare cose che in “non ritardati” non sanno fare, ma, soprattutto, perché queste sue facoltà possono essere utilizzate per fare soldi. Cruise se lo porta al casinò e quel poveretto gli fa vincere tutti i giochi in cui sono in causa statistiche, probabilità, calcoli veloci e complicati. E questo lo rende utile, simpatico, piacevole. Il disagio che provoca l’handicap in chi non ce l’ha, viene cancellato dal reddito che produce. Inutile dire che i soldi se li gode il Cruise e non il fratello “scemo”, che non sa cosa farsene. Pur essendo proprietario e utilizzatore dei mezzi di produzione del reddito, la ricchezza va ad un altro. E’ il capitalismo, bellezza! Vien da vomitare. Che schifo! Che rabbia!